Recensioni

7.3

Se Iridescence era il disco tramite cui andava metabolizzata l’esclusione di Ameer Vann dal collettivo, con annessi carichi interni da riequilibrare, il ruolo di GINGER nel percorso dei Brockhampton appare inizialmente meno chiaro: meno di un anno di distanza dal predecessore, tracklist al solito compatta, singoli anticipatori a primo ascolto meno ficcanti rispetto all’abituale tradizione del collettivo. Eppure, una volta entrati nelle pieghe del disco, diventa evidente come GINGER riesca ad essere molto più a fuoco e coerente dell’episodio precedente. Non è un disco di banger, ma di mood. Mancano le GUMMY e le BOOGIE certo, ma rispetto alla SATURATION di singoli-bomba qui l’accento è sulla MATURATION. L’elaborazione del vuoto lasciato da Vann, con tutte le problematiche sottese che ha portato a galla, è lontano dal suo compimento. Così il pezzo di apertura della scaletta, solitamente fondamentale per capire la direzione del disco per i Brockhampton, è una NO HALO a base di beat gentile e arpeggio di chitarra acustica, intarsi di voce femminile e melodie riflessive. 

C’è una palpabile tinta dark che serpeggia lungo tutta la tracklist, che spesso si palesa in beat scarni e minimali, campioni haunted e synth distorti: è l’esaltante caso dell’assist tra la coda di ST. PERCY – uno smagliante Merlyn su spigolosi bassi e coretti stagliuzzati – e l’attacco di IF YOU PRAY RIGHT (senza dubbio il singolo più riuscito), con un giro particolarmente eerie prima che attacchi una fanfara di tromboni da marcia funebre grottesca. Oppure le scarne crudités di HEAVENS BELONGS GO YOU e I BEEN BORN AGAIN, e anche quando le tinte diventano un poco più morbide e riflessive l’urgenza di catarsi rimane ingombrante; è il caso della ballata r&b SUGAR o della seduta psicanalitica collettiva DEADLY DEPARTED (il video è eloquente). Esorcizzare una mancanza sembra essere il bisogno principe, sempre, sia essa quella dell’ex amico e compagno o quella di un caro defunto. 

Capitolo singoli membri della crew: se nella scorsa uscita lamentavamo un Matt Champion piuttosto insipido, a questo giro sembra essersi ripreso alla grande (strofa di NO HALO per credere) e insieme a Merlyn e Joba – quest’ultimo sempre capace di alternare una serie di registri – e di acconciature improbabili – apparentemente infinita) è il mattatore assoluto del disco. Kevin Abstract sembra invece sempre più arroccato in una dimensione da curatore generale. Insomma, parliamo di un buon passo in avanti rispetto a Iridescence, che pur restava molto buono. Al quinto disco e con un Vann in meno, i Brockhamopton restano comunque una delle cose più interessanti in circolazione.

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