Recensioni

Il suo debutto solista era asceso agli onori della
cronaca come uno dei peggiori ritorni della scorsa stagione, eppure l’ex Suede
non sembra ancora domo. Il profilo adesso è decisamente più basso, dagli
arrangiamenti spogli e minimali (quasi una reazione all’enfasi recente) alla
scelta autarchica di affidarsi a una minuscola label e rilasciare queste nove
nuove canzoni anche in formati alternativi (usb stick in omaggio ai concerti).
Ma la sostanza resta inevitabilmente la stessa: non è abbracciando sonorità
autunnali alla Tindersticks / Cave
(piano, violoncello, chitarra acustica) che si cela una tanto paurosa crisi artistica
e d’ispirazione: testi che vanno dal banale al ridicolo (ve li risparmiamo:
siamo a livelli di regressione all’adolescenza) e capacità di scrittura a dir
poco limitate (leggi: brani un po’ troppo simili tra loro, quando non
fotocopiati) parlano, tragicamente, da sé.
Certo, Brett ci sta provando in tutti i modi a
risalire la china e ritagliarsi il suo cantuccio, ma finché si ostinerà a
sfornare cose imbarazzanti come Back To
You, duetto con un’improbabile Emmanuelle
Seigner in veste di chanteuse (spiace smontarvi, ma il risultato è erotico
e sensuale come può esserlo un frigorifero), la situazione è ben lontana dal riprendersi.
Diciamo allora che qualche barlume di speranza qua e là si accende – Blessed, unico momento in cui la formula
funziona a dovere senza sprofondare nel clichè, o certi gotici allestimenti
sonori in Funeral Mantra. Ma è
davvero troppo poco.
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