Recensioni

7.4

Dopo i Justice alla riscoperta del rock'n'roll nel loro ultimo Audio, Video, Disco, la Ed Banger rimane con la testa nel passato e ci propone un altro producer di classe e fascino d'altri tempi: Thibaut Berland aka Breakbot, uno degli artisti più eclettici della scuderia di Busy P, che ha appreso appieno il french touch e scava ora tra le sue radici, pescando dallo stesso background dei Daft Punk ma rendendone lo spirito in maniera ancora più genuina, questa volta senza cassa house.

Il primo LP By Your Side si presenta come setlist di una vecchia serata disco, il percorso è ben condotto e mai complicato (in altre parole, questo non è il funk jazz degli Incognito). L’eredità lasciata dai datati Jackson 5 rivive spesso, specialmente in pezzi come Break Of Dawn e Fantasy, fino a fondersi con il soul e il rock verso la metà del lavoro. Tra gli elementi che rendono di buona fattura questo viaggio ci sono certamente gli archi, mai invasivi e fedeli al modello responsoriale rispetto alla melodia, così com’è stato in origine per Barry White e come adesso è fondamentale per artisti come Jamiroquai (vedi di nuovo Break Of Dawn e Intersection per una maggiore importanza).

La componente funk/rock è invece il carattere predominante grazie a chitarre e bassline riconducibili alla scuola 80’s di Toto, Quincy Jones e in parte Simply Red (laddove il synth sostituisce la sezione fiati); fatta la somma si ottengono un’elegante By Your Side Part 2, condita con un falsetto degno del miglior "lentone" della serata, e una You Should Know, in cui ci si accorge di come la contaminazione lockin’ old school americana arrivi in Francia tanto quanto in Polonia per gli abili Afromental. Non mancano poi le riverenze verso lo storico Rhodes in The Mayfly And The Light in cui il lavoro corale portebbe addirittura ricordare ai più nostalgici i Procol Harum. Ottimo anche il sampling vocale di Easy Fraction in cui i campionamenti di groove e ottoni sanno di Gotye.

Fondamentale per l’album la collaborazione pressoché onnipresente di ospiti come Ruckazoid, Irfane e Pacific!. Nel complesso un ottimo prodotto, che magari potrà essere un po' snobbato dalle generazioni più giovani ma che, nonostante il suo essere così nostalgico, in realtà non ha alcuna intenzione di suonare vecchio. L'attrazione per il passato remoto fa sempre più vittime: Ariel Pink, Dirty Beaches, James Ferraro, gli stessi Daft Punk vicini a Moroder per il prossimo album… la retrofilia non è più una vergogna ma una forma di consapevolezza, e il french touch si conferma il paladino del gusto d'antan che è sempre stato, a partire dai vari Etienne De Crecy, Alex Gopher e Air. Che i '70 siano pronti a tornare in pista?

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