Recensioni

Ritorna dopo due anni Barry Linn con il suo dubstep di qualità. Che però non fa più rima con novità. Perché oggi è sempre più difficile surfare sull’onda giusta. La domanda del mercato protounderground ha girato sul wonky e il tagliascatole ha perso il tram chiamato desiderio. Questo non vuol dire che si sia dimenticata la tecnica o la capacità di produrre canzoni con l’anima. Vedi ad esempio le vocal di Sidetrack che rimandano al magnaccia Burial, il funk acido di squarepusheriana memoria di BSpacebass, il d’n’ardkore di Mya Rave, le atmosfere dark à la Vex’d di Arecibo Message e in generale un sentimento che si discosta dall’ipertecnicismo delle prime due prove per assestarsi su un uso più organico e analogico dei suoni. Una pausa di riflessione per una delle promesse dell’electrostep.
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