Recensioni

Accanto al suo ruolo di tastierista dei Subsonica, Davide “Boosta” Di Leo ha sempre coltivato la passione per l’esplorazione musicale in progetti solitari e non che lo qualificano come viaggiatore sonoro estremamente curioso e versatile. Nella primavera del 2025 sta portando in tour il suo ultimo progetto, SOLOIST, disco che programmaticamente rompe le barriere tra gli stili, gli ambiti, l’alto e il basso, per concedersi un vero e proprio viaggio sonoro di cui, come auspica lo stesso artista in apertura del set, “poi possiamo parlare nel foyer, scambiandoci le immagini che ci sono apparse nella mente”. E anche Boosta stesso, per l’intera durata del concerto, sembra entrare in flusso di coscienza personalissimo che, però, si sviluppa, come ci ha raccontato, sotto il portico del Teatro Bibiena di Sant’Agata Bolognese, “su di uno scheletro” già immaginato.
E sulla location vale la pena soffermarsi un momento. Il Teatro Bibiena di Sant’Agata è un teatrino-gioiello: un centinaio di posti tra la platea e una piccola galleria (la “ringhiera”) con decorazioni ottocentesche ma ispirate alla stagione d’oro dei teatri all’italiana, il Settecento, quando venne originariamente concepito. La dimensione intima, con una buonissima acustica, permette di adagiare un’idea di musica all’interno di un bozzolo elegante e prezioso, perfetto per progetti come questo di Boosta. Il quale ci conferma che di volta in volta c’è da tenere conto “del riverbero naturale”, ma anche “della reazione del pubblico”. Nella data emiliana, chi era seduto nelle file di poltroncine rosse ha deciso di lasciarsi rapire con rispetto nel fluire musicale che Boosta ha deciso di concepire come un’unica performance senza soluzione di continuità, nonostante si sia alternato al pianoforte e una nutrita dotazione di sintetizzatori e altri strumenti elettronici.
Il ritmo della serata è una pulsazione viva che, come su disco, sembra rivolgersi ora a un’atmosfera più ambient, ora più spiccatamente influenzata dal jazz, o ancora a manipolazioni timbriche del suono del pianoforte. Con ancor maggior coesione ed efficacia che su disco, il risultato è un vero soundscape dell’anima artistica (in questo momento) del Boosta solista: un paesaggio emotivo senza confini di genere che si lascia guidare dal proprio gusto, dalle proprie capacità e riesce a comunicare un’idea di musica contemporanea in perfetto equilibrio tra slanci popolari e riflessioni metamusicali.
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