Recensioni

Christmas In The Heart, secondo disco di Zimmie per il 2009 ma soprattutto raccolta di canti tradizionali natalizi (peraltro uscita ad ottobre), spiazza. Se al Dylan di Newport avessero detto che nel 2009 avrebbe pubblicato un disco del genere, probabilmente si sarebbe sentito preso per il culo. E invece eccolo qua, lui ebreo (per quanto "problematico"), a celebrare il natale cristiano (nessun intento ironico o iconoclasta, precisa), in un’operazione curiosa e che verrebbe anche comodo archiviare semplicemente alla voce beneficenza (le royalties verranno infatti devolute ad associazioni come Feeding America). Cerchiamo però di andare oltre.
Con una voce che ormai è quella del compagno d’ospizio di un Tom Waits (degli esordi) o di un Willy DeVille (degli ultimi giorni), da Dylan ci si poteva (voleva, meglio) aspettare rendition più strapazzate e zoppicanti, comunque più rooty, e invece, per quanto roco e gracchiante, Zimmie non aggredisce mai davvero questi american classic: semplicemente li canta come può con la voce che si ritrova adesso. Non ne viene fuori neppure un involontario – e tragicamente tutto americano – senso dell’apocalittico come invece per il Paul Anka che rifà i Nirvana di Rock Swings.
Dylan insomma, confrontandosi con questa fetta della tradizione USA, poteva presentarci un disco memorabile, demolendo una certa americanità o al contrario restituendocene uno struggente ritratto da outsider. Per questo delude, perché resta a metà strada (né sacro, né blasfemo, né grottesco), e ci regala soltanto un paio di momenti di vera commozione interpretativa, trasmettendo più di tutto un senso come di tenerezza e di umana comprensione che è davvero il caso di definire senili.
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