Recensioni

Modica, provincia di Ragusa è la patria dei tre ragazzacci in questione. Il loro nome è Blue Purple Bees e a quanto pare nutrono una vera e propria dedizione verso il sound britannico, sia esso di declinazione Sixties o di più recente revival, Brit Pop. La peculiarità del loro primo disco Daily Home Reflections sta nel fatto che esso è interamente registrato in analogico, con strumentazione vintage. Da veri feticisti, insomma, i BPB hanno spolverato un po’ di strumenti di famiglia e hanno concepito un’opera in dieci brani dal sapore retrò, di un’epoca estremamente incensata della musica internazionale.
L’operazione appare, ahinoi, quanto mai rischiosa, anche se c’è da dire che il trio ha le carte in regola per cavarsela bene, guardando appena può ai fortunati lidi del blues metropolitano degli Eels (Hands Blues, You Are A Gun) o alla rabbia adolescenziale (che magari gli calzerebbe meglio) dei Nirvana o prima ancora dei T-Rex (Don’t Undersand How They Do). La sensazione è che l’abito più adeguato per l’indole della band non sia quello della classica pop-song (per quando imbastita di schitarrate elettrizzanti), ma quello della sperimentazione tendente alla psichedelia: sebbene Aerostatic e Waiting For The Great Dream tendano in maniera fin troppo esplicita l’una verso il Magical Mystery Tour dei Beatles l’altra verso le ballads di David Bowie è in queste stravaganze che viene fuori la vera sostanza della band, capace di tenere insieme anche arrangiamenti complessi senza scadere mai nella sovrabbondanza.
A conferma della versatilità e intrapendenza dei BPB intervengono i calibratissimi brani lenti, questa volta sì, degni di essere paragonati alla Liverpool del Cavern Club: Who Was Faster Than Us, Summer Afternoon e Daily Home Reflections sono lo stimolo che fa accettare il suggerimento di aver fiducia in questi giovani per una crescita interessante.
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