Recensioni

È il loro full-lenght di debutto, ma per quanto strano possa sembrare Blondes è in realtà soprattutto un disco di transizione, un'istantanea dell'evolversi del duo newyorkese aggiornata al momento in corso. Da quell'apprezzato Touched EP del 2010, cinque tracce solide fatte di ambient house dotata e intelligente, Zach Steinman e Sam Haar ci han preso gusto e tra i sempre più frequenti dj-set e l'ultimo Fact Mix, la novità di questo periodo è un netto avvicinamento al club, condotto per mano dal trittico di uscite dell'anno scorso. L'album uscito oggi non fa che riproporre i sei singoli pubblicati lungo il 2011, aggiungendoci due pezzi che non hanno molto di più da dire (Gold e Amber) e un disco di remix con nomi anche importanti come Andy Stott, John Roberts, Traxx o Laurel Halo.
La sostanza però è quella già espressa recentemente: i due ragazzi sono ancora in grado di tirarti fuori il pezzo ambient house di lusso (come lo sono Business e Wine, mischiando l'old style 90s a una certa armonia balearic), ma possono anche metterci la vivacità dance di brani come Lover e Pleasure, energia buona per il club senza disdegnare quel pizzico di esotico che fa tendenza. Non hanno nessuna particolare vena innovativa ma solo la voglia di far pezzi che funzionano. Atteggiamento più che lecito, a patto però che non sfoci in una troppo evidente assenza di urgenza espressiva, come accade in Hater e Water, due impianti classici troppo facili per far colpo, e come conferma la release troppo frettolosa di un album fondato sul riciclo, che rimanda a domani il vero banco di prova. Né più né meno che una vetrinetta, con merce anche piuttosto buona ma offuscata da un pesante odore di marketing.
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