Recensioni

7.2

Un anno abbondante dopo l’EP d’esordio, ecco il primo lavoro lungo di questo trio laziale col centro di gravità posizionato su uno shoegaze preso a badilate garage-noise. A questo punto ci starebbe bene una frase ganza, ma piuttosto che inventarmela ne prendo una già confezionata appunto dalla recensione di Radio: sembra di sentire Iggy Pop che punta una pistola alla schiena dei My Bloody Valentine. Ecco, aggiungete un paio di scapaccioni Radio Birdman e più o meno ci siamo.

A parte lo scherzetto di aggiungere una ‘r’ alla ragione sociale – chissà perché – bisogna dire che il sound sembra sensibilmente più turgido, a tratti scolpito e persino – santiddio – radiofonico (riferendosi ad un’idea di radiofonia, ahimé, poco frequente dalle nostre parti). Si avverte cioè la voglia di stemperare nell’impasto un dinamismo quasi brit-pop, pur rimanendo ben arroccati dietro il ghigno cupo e una cappa di malinconia dreamy. Si prenda Out Of The Way, con le sue scaglie elettriche sul corpo pastoso, come ti aspetteresti dai Jesus & Mary Chain infervorati Supergrass, oppure vedi il riffarama abrasivo e iridescente di More Drugs Blue Sky, più o meno come un frontale tra Oasis e Primal Scream.

Capita pure di avvertire uno sbilanciamento wave dall’andazzo quasi – quasi – krauto (nella veemente Electronics), così come un divagare dalle parti di certa psichedelia sabbiosa quasi – quasi – Grant Lee Buffalo (il deserto albionico di Jet Set), detto comunque che disinvoltura e padronanza (e intensità, e ruggine, e adrenalina) sono la cifra dominante fin dall’iniziale (e sculettante, e crepitante) Music For Elevators, col suo fare boogie in bilico sulla cruna dell’ago shoegaze e noise. Il punto, coi Blonderr, sta nella sostanza del suono che diventa forma d’ascolto. Tutto il resto discende. E inquietamente travolge.

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