Recensioni

Luci basse e un ragazzo barbuto al piano. Una voce femminile scandisce parole ermetiche e dà forma a suggestioni stranianti e toccanti. Marte è un paradiso dei Blitz cita apertamente Ray Bradbury e i racconti della raccolta Cronache Marziane. E, se possibile, il disco del duo sembra per l’appunto declinare un’emozione distopica al passato come al presente e al futuro. Nulla di politico, sia chiaro. Qui a prendersi la scena è una fantascienza dell’intimo, con anime che si incrociano e si abbracciano non capendo poi bene cosa farsene dei giorni a venire. E dei ricordi rimasti.
Spleen e un senso di spaesatezza muovono i fili delle dieci tracce, paesaggi di intimità abbozzati da un denso piano Hammond e da una voce che ricorda Elisa. Con le apparizioni di chitarra e la sezione ritmica che non rovinano mai la dimensione ovattata nella quale si muove un lavoro comunque ricercato. La mezz’ora di ascolto è rinfrescata di tanto in tanto da soluzioni melodiche che riescono ad evitare il torpore minacciato da un linguaggio sonoro che rimane sempre lo stesso. Tra ballate e mid-tempo, si susseguono così la solitudine e l’estraneità di A tradimento, traccia di apertura, ma anche il distacco e le braccia aperte ad accogliere di Vertigine e della title-track. C’è un abisso di introspezione nel cuore del disco, che ispira sentimenti di incertezza e di paura per quello che potrebbe accadere. Ma c’è anche romanticismo e frenesia per nuove emozioni. Vertigini dell’anima, per l’appunto, che rammentano un’aura beatlesiana nella timorosa Scelte e una voglia di ripartire nella finale La trama lucente.
Il primo disco di Maddalena Zavatta e Silvio Pasqualini è un secret show suonato in un salotto di sedicenti hipster. Minimal ed elegante, il lavoro si rifà ora ai Cults, ora agli Beverly e agli Honeyblood. La sua ricercatezza alt-pop disegna una veste che regala in ugual misura suggestioni chiuse in una stanza o lanciate a raggiungere spazi aperti. Con la sabbia nelle scarpe e il vento tra i capelli, fosse solo per cercare di dare un giusto seguito ad un buon esordio. Un blitz emotivo, armato solo di un piano Hammond e di un microfono un po’ vintage.
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