Recensioni

6.9

Quel che spicca della produzione di Paolo Messere a nome Blessed Child Opera – perché ormai di progetto solista si parla, pur con tutta una costellazione di collaboratori che orbita attorno al padrone di casa – è la qualità media. Nessun disco che sembri un vezzo gratuito del musicista-produttore napoletano e tutti a fare bella mostra di una poetica che lavora da sempre sulle atmosfere, sui colori, sulla personalità del suono. Fifth decide che è venuto il momento del folk, con dodici brani in gran parte acustici contaminati da quella componente wave analogica e decadente che ormai è un marchio di fabbrica di Messere. Tra il crooning di Never To Return On Your Steps e una Falling che ricorda i Tindersticks, il mood ombroso di Reflection After Nothing e gli archi di Between Us, la voce e chitarra di Lonely Friend e gli accenni free di Promised Circle.

Alla fine la cifra stilistica dei Blessed Child Opera è anche il limite maggiore del progetto, se di limite si può parlare. Nel senso che da un disco di Paolo Messere sai quasi sempre cosa aspettarti e alla resa dei conti quell'eleganza impeccabile che ci trovi dentro fa un po' la figura del diamante in vetrina: brillante, prezioso, ricercato ma indirettamente anche autoreferenziale nel suo involontario ruolo di status symbol.

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