Recensioni

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Protagonisiti di uno dei casi discografici più imprevedibili e assurdi degli ultimi anni, i fun. durante la stagione 2012/2013 sono stati portabandiera di un compromesso sfacciatamente commerciale tra alcuni degli ingredienti meno digeribili dell’attuale panorama musicale: l’esuberanzia fake-indie, il teen rock di casa Fueled by Ramen, il Glee-pop più becero ed un pacchianissimo immaginario featuring tra Queen e Mika. Il risultato? Due hit planetarie (We Are Young e Some Nights), tre milioni di copie dell’album Some Nights, un paio di Grammy Awards e chi più ne ha più ne metta.

Da una costola dei fun. – precisamente dal chitarrista Jack Antonoff – è nato il progetto Bleachers, una scelta che non solo particolare considerato che la main band ha già suonato materiale nuovo (Harsh Lights) ed ha annunciato che tornerà in studio tra pochissimo per registrare il successore di Some Nights, ma anche potenzialmente scomoda alla luce dei positivi riscontri commerciali che Jack Antonoff sta avendo negli ultimi mesi, ovvero da quando dal nulla a febbraio è stato rilasciato il singolo I Wanna Get Better.

Ascoltando le tracce di Strange Desire, l’album di debutto a nome Bleachers, è facile intuire chi sia il principale responsabile dell’immediatezza melodica dei fun. Si prenda per l’appunto I Wanna Get Better, c’è tutto ciò che ha fatto la fortuna del suo gruppo: la tastiera a dirigere, il beat corposo e il ritornello corale. La formula è piuttosto standardizzata e priva di particolari rischi ma rispetto alla proposta del suo gruppo i toni, per quanto radio-friendly e spensierati, assumono connotazioni dal retrogusto nostalgico rafforzato, oltre che dall’apprezzabile timbro del nostro, dalla produzione di Vince Clarke (Depeche Mode, Erasure, Yazoo) in grado di trasformare buona parte del repertorio targato Bleachers in materiale che non sfigurerebbe in una qualsiasi compilation one shot ’80.

Strange Days non è solo composto da brani ad alta concentrazione di synth ma anche da pezzi guitar-driven, è il caso di Rollecoaster (heartland rock in versione party, come You’re Are Still a Mystery del resto) di Wake Me e della vagamente talkingheadsiana Shadow. Passaggi minori i fugaci featuring di Grimes (Take Me Away) e Yoko Ono (I’m Ready To Move On), mentre poco inquadrabile Reckless Love: strofa ad altezza The National in formato top40 e ritornello inqualificabile.

Personaggio inseritissimo nello showbiz – la sua attuale compagna è Lena Dunham – a cui però piace mantenere contatto con il circuito “indie” più in vista (probabile che nella collaborazione con Janelle Monae su We Are Young ci fosse il suo zampino), Jack Antonoff senza prendersi troppo sul serio confeziona undici (o quasi) “all killers no fillers” che rendono Strange Desire un lavoro furbo ma non stupido e generalmente degno di una considerazione maggiore non solo rispetto all’operato brandizzato fun ma propabilmente anche rispetto all’esercito di band power-pop in viste pseudo-indie (Magic ManSmallpoolsBasic VacationColouristBad Suns…) sul trampolino di lancio.

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