Recensioni

La storia della musica ci insegna che i momenti bui possono essere spesso portatori di fine ispirazione. Che poi questa, in sede di traduzione su LP, risulti confusa, esagerata, sgangherata, fuori controllo o fuori fuoco, può essere considerato come uno scomodo limite o solo un pruriginoso dettaglio. Welcome The Worms delle californiane Bleached appariva esattamente come il mezzo necessario per buttare fuori i propri fallimenti personali e la negatività accumulata in seguito a dolorose separazioni, sia da luoghi fisici che da relazioni sentimentali. Un album non ancora all’altezza delle potenzialità punk, noise e power delle sorelle Calvin. Ma un occhio al futuro era già stato lanciato (si pensi al testo di Wasted on you) e tre anni sono stati sufficienti per fare ordine, diradare la nebbia e finalmente riuscire a dichiarare – con un singolo (e video) dalla bass-line funky super accattivante – Turns out I’m very hard to kill. Oltre alla citazione dei Cure in apertura, Hard to kill è il brano dove la tensione evolutiva delle Bleached si mostra senza freni. Una hit dove gli anni Ottanta reali giocano con il proprio revival insinuandosi tra Blondie e i Vampire Weekend.
La festa può finalmente iniziare: Don’t You Think You’ve Had Enough? è energia che scorre finalmente libera senza incepparsi troppo in terreni paludosi, come accaduto in precedenza, e galoppa sulle ali del punk rock tenendo sempre una porta aperta sulla new wave. L’uso del basso in più punti è gustosissimo, eppure il tempo di una festa è uno spazio limitato, spesso un’illusione, in cui l’orgasmo digrada minuto per minuto. Ed è esattamente ciò che accade a Don’t you think quando ci si accorge che, sebbene la continua dialettica testuale tra passato e presente sottolinei la bontà di una edificante riflessione di base, qualcosa di quel raw-power è stato sgrezzato e glamourizzato. Come risultato abbiamo un vezzoso ibrido punk, pop, rock, wave che parte forte e si sgonfia marciando. Non di meno, è la migliore prova della band finora.
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