Recensioni

Un’estate monopolizzata dal singolo Mi Fai Impazzire (che a sua volta seguiva l’exploit di Canzone Nostra di Mace) e ora un album d’esordio che sta prevedibilmente colonizzando le chart: Blanco, classe 2003, è un nome che ha tutte le carte in regola per ergersi come “generazionale” per gli adolescenti di oggi. Forse ancor più di Madame, la sua proposta è quella che rende più evidente lo scarto (appunto generazionale) tra i Post-Millenials e tutti gli altri.
Parliamo di un crocicchio a metà tra l’inevitabile post-trap e un punk fatto da chi ha un’idea molto approssimativa di quel che il punk sia, il tutto svolto all’insegna di un pop mangia-classifiche che tutto fagocita (vedi i costanti riferimenti agli anni ’80, tipo Sai Cosa C’è). Da una parte c’è Rkomi – il suo flow si ritrova pari pari in pezzi come Ladro di FIori – dall’altra l’Achille Lauro post-Sanremo. A livello vocale i riferimenti vanno da Madame a Tha Supreme, nel senso che quello che potrebbe inizialmente essere un espediente riconoscibile diventa ben presto una palla al piede riproposta ossessivamente dappertutto: per Tha Supreme sono le insistite ed esasperate modulazioni vocali, per Blanco sono le vocali stagliuzzate di «mi fai impazzi-i-i-i-i-i-ire» e una costante emotività urlata e dopata che finisce con l’assestarsi alla svelta in un paradossale piattume. Non va molto meglio al capitolo testi: se la personale rielaborazione di un lutto familiare nella title track suona molto sincera e grezzamente efficace, altrettanto non si può dire per il resto della scaletta. Sicuramente la giovanissima età del protagonista non aiuta, e il campionato è quasi sempre quello del «sarà fottutamente stupendo».
Insomma: se avete meno di 18 anni Blu Celeste potrebbe essere l’album della vostra adolescenza. Se invece li avete già passati, l’unico motivo di interesse dovrebbe essere una documentaristica volontà di annusare che aria tira tra la gioventù d’oggi.
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