Recensioni

Singoli come Whatever Happened To My Rock ‘n’ Roll hanno fatto il loro tempo e sono invecchiati inesorabilmente. Periti sotto i colpi della poca voglia di rischiare, storditi dall’ebbrezza provocata da un buon disco d’esordio e dalla disillusione allegata al secondo, contaminati dal blues-psych elettro-acustico di Howl e minati nelle fondamenta dalla superficie lucida di Baby 81.
Un percorso tortuoso e non sempre dai buoni risultati, quello dei Black Rebel Motorcycle Club, speso tra riciclo e furberie, banalità assortite e rinnovata credibilità. In mezzo, quel mix di shoegaze-blues-rock a grana grossa un po’ Brian Jonestown Massacre, un po’ Jesus And Mary Chain, un po’ Ride, un po’ punk, generoso dal vivo ma spesso poco sorprendente su disco.
Beat The Devil’s Tattoo non sconvolge il quadro clinico, ma qualche argomentazione a sostegno la trova, facendoci credere almeno per un istante che ci sia vita oltre la morte. Forse non nell’iniziale title track – un’ outtake di Baby 81 ? – e nemmeno nella successiva Conscience Killer – classico punk acido delle origini -, ma di sicuro nel blues acuminato di War Machine, nell’elettricità monolitica di Mama Taught Me Better, nel beat di River Styx, nella suite lisergica di Half-State. Col pedale dell’elettricità a fondo corsa e un ritrovato entusiasmo dovuto anche al cambio di formazione – dietro ai tamburi, al posto del dimissionario Nick Jago, c’è Leah Shapiro delle Raveonettes – che costringe la band a prendersi qualche responsabilità in più.
Né un fallimento annunciato né musica da vette creative dell’indie più coraggioso, Beat The Devil’s Tattoo, ma un’opera riconoscibile. Con tutti i pro e i contro del caso.
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