Recensioni

6

Nulla, se non la provenienza geografica o astute logiche di mercato, sembra poter accomunare la proposta sonora dei due gruppi che si dividono i sedici minuti di questo EP.

Da Kent, Ohio, i Six Parts Seven suonano un post rock debitore tanto delle desertiche folate chitarristiche di Savage Republic e Friends Of Dean Martinez, quanto della lezione di John Fahey.A Blueprint Of Something Never Finished è rock strumentale di maniera indorato con ben calibrati inserti di banjo e slide guitar, fattore, questo, che potrebbe in parte giustificare l’arrischiato accostamento con i Black Keys.

Ma stride il passaggio dalla stasi del primo brano alla torrenziale resa live (per la radio WMBR) di The Moan e Thickerfreakness, introdotte entrambe da una sonora risata che ben simboleggia l’approccio ludico di Auerbach e Carney al rock. Così come mal si concilia l’abbottonato rigore compositivo dei Six Parts Seven con la sensuale debordanza esecutiva della ormai classica Yearnin’. Di fronte alla sconsiderata giustapposizione, diventa più saggio limitarsi a valutare il risultato finale con una semplice media aritmetica tra i due lati dell’EP; si volesse dar conto della coerenza d’insieme, il voto sarebbe ben diverso

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