Recensioni

I Black Honey Cult, formati da Jake “The Preacher” Cavaliere, Johnny Devilla e Spencer Robinson, sono da anni protagonisti con i Lords of Altamont di una proposta che fonde garage rock, psichedelia e attitudine punk, affiancati da Travis Petersen alla chitarra e Garey Snider alla batteria. Nato informalmente già nel 2010 come progetto parallelo, il gruppo prende forma nel debutto pubblicato dall’italiana Heavy Psych Sounds, etichetta da sempre attenta ai suoni più intensi e autentici dell’underground internazionale.
Black Honey Cult è una miscela rumorosa e allucinata: un viaggio alle radici del rock’n’roll, marziano e ipnotico, dove garage, psych e reiterazioni kraut si fondono in pulsazioni rituali, tra organi vintage, riff saturi, voci effettate e una sezione ritmica guidata da groove infuocati.
Registrato al Kitten Robot Studios sotto la guida di Paul Roessler (Screamers, 45 Grave), l’album conserva la tensione live, l’urgenza analogica e l’istinto notturno di un culto sonoro evocato nel cuore del deserto. Le influenze sono dichiarate: Velvet Underground, 13th Floor Elevators, Suicide, ma anche realtà più recenti come Black Angels, Dead Skeletons e il giro psichedelico californiano di Wooden Shjips e Moon Duo. A fare da collante tra loro e i Lords of Altamont è l’amore per MC5 e Cramps.
Un pezzo come l’iniziale Operation è emblematico nelle sue reiterazioni velvettiane, ipnotiche e cangianti nonostante l’apparente stasi (ovvero, come prendere un giro e costruirci un intero pezzo da paura), così come Dead In Me reitera la tradizione di quel cantato scazzato su fuzz e spie al rosso che trasversalmente ha segnato intere discografie di qua come di là dell’oceano o l’organo che traina tutta Black Eyed Soul, vero ponte acid-psichedelico tra i sixties più bruciati e la contemporaneità. Il tutto certificato da un pezzo sensuale come i Cramps e acido come il titolo: LSD and Me.
Le citazioni potrebbero essere tante altre, sono le coordinate spaziali dentro le quali la band traccia la propria gotica linea. Ma questo è un disco che non cerca scorciatoie, va dritto al punto. Un nuovo culto è appena cominciato.
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