Recensioni

6.9

La band di Fabio Parrinello torna in casa Ghost Records a sei anni dal buon Rhaianuledada (Songs To Sissy), rubricata comunque in positivo un’esperienza con la 800A che ha fruttato due apprezzabili lavori come Too Many Late Nights e l’EP Early Morning Dyslexia. Quest’ultimo, risalente ormai a due anni fa, forniva una dettagliata anticipazione delle direzioni intraprese col presente quarto lavoro lungo Kill Me Twice. Prodotto da Hugo Race, è un album dinamico e febbrile, che sacrifica sull’altare di una wave brunita la matrice folk-blues residua.

Ne esce un ibrido efficace, che se da una parte conserva il senso forte del fare canzoni accorate (l’irrequietezza rappresa di Litter Doll, la vena soul cavernosa e nevrastenica di Heartbreaker), dall’altra sbriglia una vena tosta e sferzante che sembra appena piovuta da una dimensione punk wave più spudorata che nostalgica (vedi soprattutto Miss F#%kbook, oppure quella 1000 Dark Days che sembra alludere ai Depeche Mode più lascivi). La formula è azzeccata, rivela un profilo – come si suol dire – internazionale, sa profilarsi accattivante (i Led Zeppelin deteriorati di Widow Man, l’esuberanza blues rock à la PJ Harvey – bel controcanto di Anna Balestrieri – alternata a ritornello quasi Moroder di M.J.R.), ma non rinuncia a stratificazioni complesse e registri inusuali (la sordidezza blanda e allusiva di Sicily_New Orleans, l’incedere suggestivo di Blind Dive).

Il prezzo da pagare è un vago retrogusto di artificio, un voler costruire troppo sia sul versante del suono che su quello della scrittura: sommandolo al timbro già di per sé naturalmente “invasivo” della voce di Parrinello, il rischio è che la forma possa soffocare la sostanza. Che però c’è.

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