Recensioni

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Avete capito bene. I Black Dog, a trentadue anni di distanza dal mitologico Music For Airports, hanno deciso di licenziare un album sullo stesso tema aggiungendo polemicamente un real al titolo. Come riportato dal sito ufficiale alcuni membri del combo non erano mai stati contenti del trattamento rivolto da sir Brian Eno all’argomento. Troppa celebrazione della società contemporanea, troppo ruffiano l’assist alle compagnie stesse che potevano docilmente usare quella musica come muzak.

In pratica, se lodevolmente i Black Dog intendevano rispondere al sulfureo Eno con un lavoro comprendente, e dunque contemplante, quella paura sottotraccia persistente nell'atto del volare (toccando magari i  risvolti subconsci legati al terrorismo), successivamente non hanno resistito al richiamo della polemica (contro una supposta falsa utopia e falso idealismo presenti nello storico lavoro) e a quello della resa tecnica.

Frutto dell’elaborazione di 200 di field recordings e di un significativo uso dei sintetizzatori sull'asse Vangelis/Jarre, Music For Real Airports offre cinquantotto minuti totali di IDM scura e senza forma, risultando però un album pretenzioso e, fin da subito, piuttosto noioso. Invece di stimolare gli aspetti irrazionali della paura di volare, il combo punta a una chirurgica calligrafia IDM '90 dagli astuti quanto prevedibili ritagli dub step. Non ricordavamo i Black Dog come degli Oasis dell’ambient.

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