Recensioni
Black Crowes
Before The Frost...Until The Freeze
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Stefano Solventi
- 26 Settembre 2009

I cari Black Crowes. Quasi non ci credi che stanno per spengere le venti candeline di ruspante attività. I problemi, il girare a vuoto, la fiacca dell’ispirazione, ci sono stati e hanno lasciato il segno. Ed è un bene. Perché tutto ciò li ha obbligati a prendere atto, a riflettere. Ad accettarsi. E’ stato allora che sono ripartiti. Fisicamente e logisticamente dallo studio di Levon Helm a Woodstock, dove hanno inspirato spore di magia rock, hanno composto, provato, suonato e ancora suonato.
Infine, durante cinque sabato sera consecutivi, hanno inciso dal vivo venti nuove canzoni di fronte ad un raccolto pubblico di soli fan. Risultato: un disco caldo, turgido e disinvolto. E pure doppio, acquistabile in vinile oppure in cd singolo contenente il codice per scaricare il secondo volume direttamente dal loro sito. Un pezzo via l’altro i fratelli Robinson e compagnia bella ci dicono che non sono loro ad essersi spostati ma è il mondo che non si è fermato mai un momento, la notte insegue sempre il giorno e cosa vogliamo farci?
Nulla, se non suonare col solito piglio tra il torrido e lo strascicato, se possibile ancora più strascicato, cavando calore e ruvidezza da petto, stomaco e cuore, ciondolando tra black e southern come se tra le strade percorribili fosse davvero la più accogliente, non la più breve né la più veloce. Detto questo, i Crowes tentano pure l’azzardo, ma lo fanno divertendosi: con una I Ain’t Hiding che sculetta sulla cassa in quattro, basso pulsante e wah wah come una nipotina screanzata del Rod Stewart danzereccio e dei Rolling Stones di Emotional Rescue. Quindi si concedono digressioni ispirate, come una What Is Home profumata CSN, come l’impasto tra bretagna e oriente di Aimless Peacock, come i Beatles versante McCartney di And The Band Played On.
Il tutto con la flemmatica irriverenza di chi non ha più nulla da perdere, né da dimostrare.
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