Recensioni

Diciamocelo sinceramente: ci deve essere un progetto dietro la sigla Black Bananas; un progetto artistico provocatorio, qualcosa che abbia a che fare con l’art brut o col situazionismo, lo sberleffo come forma d’arte o chissà cosa. Perché a fare musica brutta, volendo, son capaci tutti, ma a reiterare quella bruttezza, a portarla sempre un passo oltre in una ipotetica scala discendente, ci vuole non solo coraggio o incoscienza, ma anche una visione d’insieme, un progetto, appunto.
E la Herrema di Royaltruxiana memoria, responsabile numero uno di Black Bananas, sta facendo questo da almeno un paio di album e qualche singolo, per non parlare delle “evoluzioni” precedenti targate RTX: spostare sempre oltre una musica tronfia e vanagloriosa, pompata e apparentemente iconoclasta, eccessiva e maleodorante come una accozzaglia di rimasugli di discarica punk, noise, metal, hard, psych verso lidi di un imbarazzo unico, per di più accentuati da una produzione parossistica, che porta all’eccesso i suoni. Verso una cacofonia che è forse il giusto contraltare a simili “creazioni”: della serie, se ci si avventura a indagare simili brutture, è pur giusto che si soffra fisicamente qualche pena. Se possibile, peggio ancora del precedente Rad Times Xpress IV.
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