Recensioni

Li avevamo lasciati con Second Childhood (Quecksilber/Wide 2007), alle prese con derive elettroacustiche d’inizio novanta prive di direzione.Li ritroviamo oggi nelle profondità di Man From Deep River.
Compito certo a tratti difficoltoso – doveroso è un attento ascolto in cuffia -, quello intrapreso da BJ Nilsen e il duo Stillupsteypa, che lavorano su una registrazione su cassetta risalente al 1975, sottoponendola a un’abile maquillage ambient – il più oscuro e criptico che si possa immaginare.
Coesistono naturale e artificiale, nelle indagini sonore del trittico di Man From Deep River, completato tra Berlino e Reykjavik nel corso del 2008, articolato in fields recordings – di una certa scuola cara al Francisco Lopez -, isolate derive analogiche e synthetiche: il tutto trainato da un medesimo ipnotico stato di passaggio che a lunga disanza si scopre tema di fondo, nel suo lento divenire di lacerate, puntuali o visionarie identità sonore.
Si fanno notare le modularità ben lontane dalla ciclicità, come smosse da un naturale evolversi degli elementi a metà strada tra fluttuanti granularià, microsuoni dall’animo concreto e risonanti spazialità. Lungometraggi in matrice futuristica e di raffinata levità da cui lasciarsi affascinare.
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