Recensioni

Quiet Earth. Dark Ages. Infine Loveleness. Ovvero, un pianeta terra quieto, un’era oscura e infine una vita senza amore. In pratica, la trilogia della disperazione, secondo i Bison B.C. che, nel breve giro di tre dischi, sono passati da band metal emergente (e parzialmente grezza) a gruppo di riferimento nella scena heavy nordamericana. Vengono da Vancouver e hanno allineato la loro carriera a quella della Metal Blade che ne ha patrocinato gli ultimi lavori, credendo ampiamente nelle loro possibilità. Ebbene Loveleness è la risposta più concreta a questo atto di fede e racconta perfettamente origini e sviluppi dei Bison B.C.
Fondamentale conoscere le loro radici, per entrare perfettamente nel quadro apocalittico di uno dei migliori dischi metal dell’anno; e quindi è doveroso ricordare come la prima incarnazione della formazione congiungesse le partiture aggressive e secche del thrash metal, la greve cadenza del doom con lo state of the art dell’Heavy Metal inglese. Tutta la loro vita si è concentrata sullo sviluppo di un tema fatto di tre elementi ben distinti e, se prima il punto di caduta della band era la difficile amalgama fra i generi oggi, trovata la quadratura del cerchio, diventa l’arma vincente. Tutto ha inizio con An Old Friend in cui James Farwell, cantante e chitarrista, dimostra una versatilità non comune, danzando (metaforicamente) tra il power metal ortodosso degli High On Fire, il chitarrismo degli Iron Maiden e l’incedere tipico dei Black Sabbath, spezzato da una marcia speed chiaramente thrash metal, alla Forbidden. La forza sta nel tema di fondo, lanciato con la prima canzone del disco e poi mai abbandonato, come dimostra il gioco a intarsi di Last and First Thing, tutta sviluppata sul classico intreccio di “guitar twin” Judas Priest, che si aprono solo con un sottile gioco di armoniche vicino ai primi Machine Head: ed eccolo il thrash evoluto che ritorna in una scarica di watt che il Logan Mader di Davidian ha consacrato a status metal.
Metal, metal, sempre più metal in Blood Music, ma ribadiamo, è nell’insieme, nell’omogeneità, nel trademark musicale, che i Bison B.C. si giocano le frecce migliori. E centrano il bersaglio. Una band sicuramente non innovativa, ma nel conservatorismo tipico del metal di ogni tempo, sfavillante.
Amazon
