Recensioni

Riedizione digitale del long playing uscito a settembre 2005 – arricchita di sei nuovi pezzi, per 25 minuti di musica –, la nuova versione di Dropsonde ben si presta ad esemplificare quelli che da sempre sembrano essere i limiti congeniti di un genere, l’ambient techno, ormai dotato di un proprio statuto ben definito e di regole interne.
I brani che già appartenevano alla prima versione, qui ripresentati, si confermano alcune tra le cose più belle mai scritte da Geir Jenssen: Birds Fly By Flapping Their Wings e Fall In, Fall Out sono loop geometrici ed onirici come al solito adagiati su ritmica jazz, vera novità dell’album; Daphnis 26 è l’episodio più riuscito del lotto, e non a caso della versione autunnale era l’epicentro, drumming quasi tribale che ne incalza l’andatura; Altostratus e Sherbrooke il meglio che si possa chiedere al genere classicamente inteso oggi, la seconda declinandolo con il lessico del soundscape.
E’ quanto a questo punto viene da chiamare riempitivo che lascia perplessi: dice poco di nuovo sull’universo Biosphere (Warmed By The Drift inscena una già sentita alleanza con sonorità di deriva classica); o lo dice male (Dissolving Clouds è ambient pericolosamente in combutta con la new age, Arafura colonna sonora ideale per aperitivo radical-chic), rinfocolando l’idea che andare a recuperare la versione precedente sia la scelta più giusta da fare. A meno che non siate proprietari di un cocktail bar à la page, nel qual caso 25 minuti di musica in più potrebbero tornare comodi.
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