Recensioni
Bill Lawrence, Jason Sudeikis
Ted Lasso - Stagione 3
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Davide Cantire
- 19 Giugno 2023

A tre anni dal suo debutto su Apple TV+, e dopo 34 episodi e tre stagioni complete, possiamo dirlo con tutta tranquillità: Ted Lasso ci ha salvato la vita. Probabilmente è arrivata nel posto giusto (streaming) al momento giusto (nel bel mezzo di una pandemia della quale ancora non si intravedeva una fine) ed era proprio quello di cui avevamo bisogno in questo periodo: un protagonista bizzarro ma profondamente ottimista, costretto a ricostruire la sua vita dopo la drammatica separazione dalla moglie e dal figlio e ad emigrare oltreoceano, dagli Stati Uniti all’Europa, per tentare la scalata alla Premier League britannica, lui che fino a quel momento non aveva idea di cosa fosse il calcio, dato che fino a quel momento era un allenatore di football americano.
Intorno a lui, una squadra di calcio molto eterogenea ma ben lontano dall’essere quel gruppo coeso e unito che abbiamo visto in questi ultimi episodi, dove tutte le parabole dei personaggi hanno raggiunto il loro culmine definitivo – almeno per quel che riguarda la sfera di influenza di Ted – e una serie di problematiche da affrontare e provare a risolvere con tutta la determinazione possibile, anche se questo dovesse tradursi in un fallimento plateale (come la retrocessione nella seconda stagione). La Stagione 3, dunque, è quella che deve assolutamente raccogliere i frutti di quanto seminato in precedenza. L’avvento di Ted Lasso nel team AFC Richmond ha sicuramente scardinato gli equilibri pre-esistenti per rivoluzionare tutto completamente e formare una famiglia ancor più che una squadra: i personaggi secondari assurgono al ruolo di protagonisti ormai in maniera definitiva e veniamo trasportati dalle vicende di diversi componenti (dall’omosessualità di Colin, alla crisi di identità di Trent, alla nuova relazione di Keeley, passando inevitabilmente per la redenzione di Nathan).
Eppure, qualcosa sembra essersi inceppato nei meccanismi narrativi che fino ad ora avevano reso Ted Lasso una serie dal ritmo calibrato e mai esausto. Questo appare fin troppo evidente nella concatenazione di eventi che si susseguono alla rinfusa uno dopo l’altro, con la stagione che sembra procedere più per accumulo di situazioni che attraverso un percorso mirato e orientato verso la sua inevitabile conclusione.
Vero è che i tutti i personaggi sono ormai consapevoli dell’influenza che l’allenatore ha avuto non solo sulle loro vite ma che sul carattere di ognuno, quindi la sua eredità è visibile in ogni accadimento, ma a mancare è quella leggera gravitas (perdonate l’ossimoro) che aveva elevato le precedenti due stagioni e che riemerge a tratti, specialmente nell’episodio finale, dove è impossibile non ritrovarsi con gli occhi lucidi alla vista di un uomo che ha finalmente compreso lo scopo della sua vita: essere un buon padre per il proprio figlio. Ed è quello che Ted Lasso è stato per l’AFC Richmond e un po’ con tutti noi.
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