Recensioni

Non basta certo prendere un giro di chitarra, filtrarlo con ogni possibile effetto e ripeterlo uguale per dieci minuti, per poter dire di suonare “psichedelia”. Più una formula appare a prima vista banale, più devi faticare per renderla interessante. Per fortuna le due chitarre di Alessandro Montemagno e Francesco Conte (anche all’organo), il basso di Wolfman Bob e la batteria di Bruno Mirabella – ovvero i Big Mountain County – interpretano la materia in maniera più elastica e frizzante, viaggiando su frequenze varie, intriganti e sufficientemente personalizzate.
Con il qui presente disco d’esordio la formazione romana ha già un piede all’estero – il magazine musicale inglese NME parla di Breaking Sound come di “Can’s tribal psychedelia” e di “nine superbly hypnotic tracks” – ma la testa in palleggio tra i Count Five e in generale un garage-psych americano anni Sessanta, i Brian Jonestown Massacre e qualcosa dei Black Rebel Motorcycle Club. Con in più quel bastonare la materia di sbieco, scalciarla con l’irruenza di chi non teme brutte figure, per arrivare alla carne viva di un suono vitale, se non proprio originale.
Le cose migliori si ascoltano quando la bussola perde il nord rappresentato dall’immaginario di riferimento più riconoscibile, puntando decisa verso un mood dalle mille rifrazioni contrapposte. Ad esempio in un brano come One More, in cui le mezze luci arpeggiate iniziali crescono in una girandola di anime un po’ doorsiana e un po’ Captain Beefheart, accarezzata da un ipnotico organo orientaleggiante. Eppure è tutto il disco a mostrare una buona personalità, persino in episodi “dritti” come l’iniziale I’m Satisfied. Chi segue un certo tipo di sound, qui troverà pane per i suoi denti.
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