Recensioni

7.2

Superata agevolmente la prima prova con Lights Out, la ex-studentessa Alice Costelloe e il fu maestro Kacey Underwood ritornano con il secondo album, June Gloom, dimostrando di aver fatto netti passi avanti nel lavoro compositivo. Di certo gli innesti di batteria e basso hanno dato più colore al suono (e la scelta cromatica della copertina può essere un segnale), il quale rispetto al disco precedente vanta di una maggiore acidità visiva, a tratti in grado di ricreare suggestioni piuttosto inquietanti.

La bontà eterea che in Lights Out nasceva dall’incrocio tra la sensualità vocale di Alice ed i riverberi delle sole chitarre, in June Gloom è assottigliata e sporcata da distorsioni gaze e da una sezione ritmica dozzinale ma comunque funzionale. Le dilatazioni della prima traccia Golden Light sono una sorta di bandiera delle nuove inclinazioni shoegaze: i Big Deal infatti sembrano apprezzare sempre di più la distorsione – anche se le melodie indie pop-rock sono ancora protagoniste – e non mancano neanche spunti più aggressivi come le ottime le prove iniettate di noise (Teradactol) alla Sleigh Bells e le infatuazioni grunge (In Your Car) alla Pixies.

Si possono inoltre cogliere sezioni chitarristiche che rimandano agli Yuck, quel sapore rock alla Veronica Falls e lontane magie melodiche alla The Pains Of Being Pure At Heart. I Big Deal si sono concentrati maggiormente su un certo edonismo del loro sound, e infatti se da un lato June Gloom è tecnicamente superiore nel montaggio dei suoni, dall’altro, rispetto a Lights Out, perde leggermente quella potenza emotiva che la voce di Alice – qui spesso in primo piano – riusciva ad emanare in passato (Cool Like Hurt, Pi). Ci sono momenti sinceramente edulcorati: la lentezza struggente di Close Your Eyes o la dolcezza di Pristine sono piccoli scossoni per il cuore, mentre Pillow – soporifera, titolo azzeccato – risulta essere forse l’anello debole del lotto.

In sostanza il disco numero due dei Big Deal piace non solo perchè Alice ha una voce calda, diretta, intensa e che fa innamorare, ma anche perchè la band non si è seduta su quello che aveva già realizzato in precedenza, trovando una propria strada evolutiva distintiva e a conti fatti riconoscibile.

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