Recensioni

6.4

E’ forse destino dei due André (André 3000 e Big Boi), meglio conosciuti come Outkast, quello di infrangere delle barriere. Con Stankonia portarono all’attenzione mondiale una scena, quella del Sud, fino a quel momento rimasta ai margini dell’atlante dell’hip hop che conta. Ci riuscirono offrendone una versione molto rieducata, una musica funk e psichedelica affiancata da rime di altissimo livello, del tutto diverse da quelle semplicistiche e volgari che si pensava popolassero la scena southern. L’ultimo tabù venne infranto dal debutto solista di Big Boi, Sir Lucious Left Foot, che a gran sorpresa divenne uno dei più apprezzati dal colosso Pitchfork. Big Boi, il membro ritenuto più vicino allo stereotipo del rapper tutto culi e Cadillac, riuscì così a imporsi come uno dei re dell’hip hop senza liberarsi di questa fama ma, anzi, giocando con tali stereotipi per sovvertirli dall’interno. Il tutto magnificato dall’idea ormai chiarissima che non avesse tecnicamente molti rivali nel flow.

Dopo quel concentrato irresistibile tra brani dancefloor, erotomania e un sound plasticosissimo erede più di Princeche dei Parliament era chiaro che il seguito – questo Vicious Lies – fosse atteso come un successo già conclamato. Purtroppo i risultati sono ben diversi: la voracità di Big Boi, spinta verso un connubio tra hip hop, indie, elettronica e una vasta gamma di collaborazioni di lusso, manca il bersaglio e, come evidente nei casi limite (le tre tracce in collaborazione col duo electro-pop Phantogram), i brani sembrano incidenti stradali tra l’elettronica spigolosa e futuristica di Josh Carter, i ritornelli malinconici e synth pop di Sarha Barthel e il rap dello stesso Big Boi. Neppure la comparsa in Lines del giovane re mida A$AP Rocky riesce a risollevare il livello: il pretty motherfucker regala probabilmente la peggior performance mai registrata. Altri punti dolenti sono Shoes for running (in collaborazione con Wavves e B.O.B.) e Apple of my eye che sembrano, rispettivamente, un b-side degli Animal Collective e uno di El Camino dei Black Keys.

Più riuscite le tracce in collaborazione con Little DragonThom Pettie, in cui compare anche Killer Mike (e si sente, non solo a livello di rap) Descending, morbido e sexy come amiamo Big Boi, e il dub(step) futuristico e distopico di Higher Res o episodi come The ThicketsIn the A (con T.I. e Ludacris) e Raspberries, lontani dall’eccellenza ma senz’altro convincenti.

Possibile che questo Vicious Lies and Dangerous Rumors sia più un quaderno di appunti per idee ambiziose ed eclettiche che una raccolta di brani riusciti?

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