Recensioni

L’accelerazione del progresso tecnologico, se da un lato comporta continui miglioramenti e innovazioni nelle capacità dei device e degli strumenti, dall’altro rende immediatamente obsoleti i loro predecessori. Pensiamo ai dispositivi per l’archiviazione: floppy disk, cd-rom, chiavette USB, vivono nell’ombra del cloud, la mega-nuvola virtuale dove dati e contenuti digitali sono conservati e trasmessi senza avere “contatto” con oggetti fisici. Nessuno di noi si immaginerebbe, al giorno d’oggi, di trasferire materiale digitale su quell’oggetto quadrato e sottile che è un floppy-disk. Così come oggigiorno capita di rado di vedere file mp3 con un bitrate più basso 320 kbps. Eppure queste tecnologie, che ormai appartengono al passato, hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della musica e della conoscenza. È questo l’assunto da cui è partito Alberto Ricca, producer piemontese noto con il moniker Bienoise, per delineare un concept album, o meglio un tributo, nei confronti del “design perfetto” dei floppy disk e delle “ingegnose” modalità con cui opera il formato audio mp3.
A tre anni di distanza dall’acclamato Meanwhile, Tomorrow – uscito in contemporanea con Small Hopes Of Common People – il producer decide di lasciare da parte pattern e ritmiche più legate al clubbing per calarsi in un lavoro immersivo e concettuale. Tracce di così basso peso digitale da essere contenute in un floppy disk, supporto su cui, assieme al digitale, l’album è stato pubblicato. Come detto, il concetto di partenza è l’esplorazione del passato glorioso di tecnologie oramai in disuso ma prodotte da menti che sognavano il futuro: spettri e distorsioni glitch, sample sbriciolati (è nota la passione del musicista per Oval) che aleggiano malinconici nell’apertura Prepared CD Overture e nella prosecuzione To Save, To Share, un insieme di timide circuiterie in stile Autechre immerse nella foschia dei Boards Of Canada. La sensazione offerta da Utopia Robotz – dove i bleep sussurrano armonici come se fossero sofferenti – è quella di trovarsi di fronte a un documentario in bianco e nero, sfocato e psichedelico, incentrato sulle evoluzioni della tecnologia. E questo per dirvi che, al di là di speculazioni da nerd e sterili concetti, il lavoro è capace di stimolare la mente e l’immaginazione, di giocare con le percezioni scorrendo abilmente da una patina malinconica e lo-fi a una tensione oscura e nevrotica, come negli arpeggi schizzati di Gursky Windows o nei tetri rintocchi di campane della finale Most Beautiful Design.
È un disco che forse, per approccio e materia, non toccherà le vette di notorietà raggiunte dal precedente, ma sarà apprezzato nei circuiti internazionali dell’elettronica di ricerca. Non a caso, Most Beautiful Design segna il ritorno sulle scene dell’etichetta Mille Plateaux, inizialmente fondata nel 1994 a Francoforte da Achim Szepanski e veicolo di diffusione dei primi lavori di gente come Oval, Alva Noto e Tim Hecker.
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