Recensioni

7

Double Jump Carpiato è, come da titolo, un tuffo nel nero più dipinto di nero alla faccia di Modugno e delle canzonette. Un quarto d’ora bruciante, irrispettoso di nomi tutelari e influenze più o meno dichiarate, oltre che privo di qualsiasi cosa non sia l’essenzialità più diretta.

Si dirà che 15 minuti non sono abbastanza per poter giudicare, ma chi si avventuri nell’ascolto degli 8 pezzi del disco non resterà deluso, perché brevità invita a concisione e lucidità di intenti. Vi si troverà così una miscela angolare e spigolosa di grunge cupo e primordiale (ossia amore per un senso melodico malato e sepolto dalle distorsioni), spezzature da now-wave tra Skin Graft appeal e japanoise per frattali (la a-linearità delle composizioni), guerresca attitudine post-hardcore (la grana grezza e spessa delle chitarre). Sammer, Il Mio Compleanno, L’Impero Delle Vacche Di Bhava sono schegge impazzite di furore giovanile, impreziosite da un flusso di incoscienza che si muove su liriche italiche fuor di metrica.

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