Recensioni

7.1

Il collettivo di Montreal Bell Orchestre, che comprende la violinista Sarah Neufeld (Arcade Fire) e il multistrumentista Richard Reed Parry (Arcade Fire), torna sulle scene con House Music dopo una lunga assenza. Dodici anni sono passati da As Seen Through Windows, seconda prova lunga di un sestetto che affonda le proprie radici nel sound corale e aperto degli 00s altezza Arts & Crafts e Constellation con generosità di fiati, archi, tastiere, batterie e percussioni e infine elettronica. Gli elementi in gioco sono quelli di sempre e sono tantissimi – post-post-rock, fourth world, neo classica, folk, impro, colonne sonore, jazz – e così le finalità: lunghe jam strumentali dal sapore cinematografico legate da trame e fili rossi, immaginatevi dei Rachel’s al cubo chiamati a musicare un documentario di Herzog, o dei Jaga Jazzist che mollano l’elettronica per darsi a un massimalismo in libertà di fiati e archi.

Scorrendo i titoli delle tracce ci si può fare un’idea dei temi trattati dal gruppo allargato, che ha registrato l’album spontaneamente e in presa diretta nella tenuta rurale della Neufeld nel Vermont sotto la supervisione dell’ingegnere del suono Hans Bernard. House, con il suo minimalismo a strati e le sue sezioni a comparsa e scomparsa, è il biglietto da visita del sestetto, il punto di partenza e arrivo del disco, ma anche la safe word che il gruppo si è dato. Movement, posto a metà scaletta, ne riprende il passo e i colori attraverso un adagio fatto di sottilissimo afrobeat, intarsi soundtrack degli anni ’70, post bop, folk e minimalismo – suggerendo un moto verso una direzione che la successiva All The Time distenderà – servendosi degli idiofoni – su un piano magico, da quesiti irrisolti. Dunque in Colour Fields – servendosi di un approccio avant-classico – l’attenzione dal movimento si sposta sulla descrizione e dunque, avvalendosi di un passo più spedito, il collettivo immergerà l’ascoltatore in un caleidoscopico misto tra motorik e ancora colonna sonora (affidata agli archi questa volta), salvo poi imboccare una svolta ambient e droning di pura ammirazione per il paesaggio (Nature That’s It That’s All), avviandosi verso il termine del generoso film sonoro.

La musica prende varie direzioni lungo le 10 tracce di un disco che suona comunque come un’opera coesa, avulsa dalle paranoie e dall’alienazione di un mondo afflitto dalla pandemia. A dominare qui è la creatività di ciascuno ma a tessere le fila è la mano invisibile di un collettivo affiatato. Una boccata d’ossigeno per chi ha bisogno di musiche immersive che non caschino nei tranelli del prodotto di genere.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette