Recensioni

I Belgrado sono un combo schizzato fuori dalla scena squat/anarchica di Barcellona pronto a ripresentarsi sulle scene con Siglo XXI, secondo lavoro in studio che prosegue l’esplorazione di un post punk tirato e oscuro dai riferimenti 80s e inglesi, suono ultracitato eppure sempre in grado di suscitare meraviglia se eseguito, come in questo caso, con i dovuti crismi.
Piace per tanti motivi Siglo XXI: per le chitarre robotiche ereditate dai Killing Joke, per le linee di basso martellate sulle stesse due corde, per quel senso della melodia death/goth impreziosito dalla voce algida della cantante Pat, che in questo disco canta metà in inglese e metà in polacco. L’obbiettivo dei quattro pare dichiarato: colpire al corpo e al cuore, smuovere le sale buie dei centri sociali con la giusta dose di ripetitività e ossessione sparando cartucce da due tre minuti, vedi l’incipit bio-meccanico di Sombre De La Cruz, l’epilessia di Progress o la desolazione dance di Palac Kultury dal sapore vagamente spagnolo. Ma sarebbe ingeneroso fare la conta dei brani perché Siglo XXI è un lavoro uniforme intriso di energia e spirito autodistruttivo – punk – che trova anche un senso glocal riallacciandosi alla buona tradizione iberica in materia (leggi Gabinete Caligari e Parálisis Permanente).
Aggiungiamo una produzione artigianale ma curata, un LP che arriva con un succoso packaging poster annesso, ed ecco un disco da non perdere per tutti i cultori dell’underground.
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