Recensioni

Ciò che sta accadendo in Finlandia e che sarà presto oggetto di analisi in SA, ha quasi del miracoloso: guidati dal lungimirante progetto della Svart Records, etichetta indipendente totalmente dedicate alla diffusione della cultura rock finnica, un manipolo di artisti minori sta elaborando concetti musicali heavy votati al passato, conservatori se non isolazionisti, ma trasversali perché frutto della collaborazione di musicisti provenienti da “comparti” molto diversi fra loro. Se il primo grande nucleo di band “suomi” sta costruendo una piccola cattedrale sonica fatta di metal e di folk popolare, i Beastmilk rianimano un suono profondamente legato agli anni ’80.
Fondati nel 2010 da Khvost, leader dei black metallers Code, oggi a capo della miglior entità di folk hard rock del pianeta, gli Hexevessel, in solo quattro mosse i Beastmilk riaccendono la fiamma del post-punk apocalittico, seguendo la lezione mai troppo celebrata dei Christian Death e dei Dead Kennedys. Ma c’è di più: la loro magia sta nell’essere fascinosi come poche band oggi, nel recupero di suoni misteriosi, malinconici e apocalittici molto vicini ai Wipers di Over The Edge, forse la miglior band di pre death punk della storia (da sempre ispirazione principale dei Turbonegro, i padroni incontrastati del death punk moderno).
Use Your Deluge è solo un Ep, ma basta per capire che il quartetto finlandese è pieno di talento. Tesi, muscolari, nervosi, oscuri, in Void Mother dimostrano la loro capacità straordinaria di dipingere scenari post nucleari, utilizzando la durezza dei Pentagram, la decadenza dei Joy Division, la liricità dei primissimi Cure e l’elettricità dei Cult di Electric. Ricordate i Warrior Soul di God, Drug And The New Republic? Ecco, i Beastmilk vanno oltre il concetto di “apocalyptic poetry”, della quale Corey Clarke è stato l’interprete di maggior talento, squarciano il buio con autentiche scariche di punk chitarristico.
Il risultato lascia attoniti. Red Majesty, contraltare di Void Mother, ideale chiusura di un esordio mozzafiato, è la trasposizione marziale dell’oscurantismo autolesionista dei Joy Division di Closer: un’impressionante caleidoscopio di colori scuri, continuamente lacerati da drumming serrati e una voce ai confini del post black norvegese. Quattro brani, sufficienti a consegnarci una band dalla classe potenzialmente devastante.
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