Recensioni

7.3

Sempre mantenutosi, nel post-gloriam post-Consortium, sulla linea di galleggiamento di una carriera solista ovattatamente targata Warp e sorretta da un carisma e una tecnica eccezionali, Beans torna senza troppi clamori e pubblicando su una Anticon (in altri tempi la cosa sarebbe stata un vero evento, la chiusura di un cerchio alt-hop eccetera) che nello sbaraglio generale riesce ancora a intercettare qualche colpaccio.

End It All è un discone electro-hop da favola, con basi approntate da un parterre di produttori eterogeneo e goloso (Nobody, i Bumps della Stones Throw e cioè i batteristi dei Tortoise, Sam Fog degli Interpol, Tobacco, Son Lux, Four Tet, Clark, lo stesso Beans) e i rappati del nostro che sono una lezione pratica di incisività e quadratura newyorkesi dall'impatto quasi stordente.

Tribalismi (Deathsweather, Electric Eliminator), wonky (Hunter, Anvin Fallin), urban funk (Gluetraps), elettro-rock (Glass Coffins, Blue Movie) ed elettro-blues (Mellow You Out), secchezze street che sono bisturi e frustate (Air Is Free) per un eccezionale disco minore, che non sposta nulla in nessun campo, aggiorna semmai leggermente l'ambito di azione di Beans, ma lo fa con uno stile e una padronanza che pochissimi possono permettersi. Per quanto giocato su territori e con modi diversi, tre spanne sopra Fluorescent Back.

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