Recensioni

4.8

La reunion più insensata. Nella messe apparentemente infinita di recenti riassembramenti, un primato del genere non era stato ancora raggiunto, e che a conquistarselo sia una band fondamentale, iconica, per certi versi tra le più sacre del post punk tutto – non solo della sua diramazione goth, quanto nelle contaminazioni dub, glam e psych – non è una cosa che dispiace, è una cosa che fa proprio male.
A venticinque anni dall’ultimo album in studio, registrare dieci canzoni poco ispirate, in soli dieci giorni, così, alla bell’e meglio… e non per un ritorno in grande stile ma per suggellare lo scioglimento definitivo (esatto, avete letto bene), è una scelta talmente insulsa che sarebbe meglio pensare a uno scherzo colossale.

Detto ciò, potete sempre voltarvi dall’altra parte e fingere che questo disco non sia mai esistito. O, se volete cimentarvi nell’ascolto, cercate di non pensare troppo a In The Flat Field, a She’s In Parties, all’apparizione in The Hunger (Miriam si sveglia a mezzanotte), ai Love And Rockets e alle cose buone del Murphy pop, alle dignitosissime reunion live del ’98 (doppio live Gotham annesso) e del 2006.

Non vi verrà nemmeno tanto difficile, visto che in Go Away White la traccia di tali fasti è labile ed impalpabile, un fuoco fatuo che si accende solo a tratti – a metà programma con Saved, Mirror Remains, Black Stone Heart, buone composizioni che si avvicinano a certe sperimentazioni di The Sky’s Gone Out–; per il resto, c’è ancora l’inconfondibile chitarra tagliente di Daniel Ash, ma fuori luogo in un contesto tanto fiacco, svuotato di ogni grinta e contenuto (Too Much 21st Century è impietosa in tal senso); c’è solo un giro di basso appena interessante (Endless Summer Of The Damned); c’è un Peter Murphy spompato, il cui carisma si manifesta solo per pochi flash (finendo per suonare autoparodistico nella sua ennesima impersonazione Iggy/Bowie in Undone). La composizione raffazzonata, la produzione quasi inesistente, la qualità demo del tutto fanno il resto. Una macchia – l’unica – che, ci auguriamo, verrà coperta dalle sabbie del tempo.

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