Recensioni

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John Barrett me lo ricordavo dedito ad altri tipi di droga. Lo avevamo lasciato avvolto nei fumi psichedelici di un sound lo-fi senza compromessi, ricco di voluttuosi trucchetti freakbeat, lo ritroviamo rocker, anzi hard rocker, dal tiro potente e affilato. In mezzo c’è stato il tour con gli Unknown Mortal Orchestra e (non si sa bene come, a parte il fatto che il bassista degli UMO,  è anche il produttore di Rip This) la presa di coscienza del fatto che con il suono debosciato e “stonato” dei due precedenti album, non si sarebbe andati molto lontano.

Il punto è che il duo non ha mai deficitato in quanto ad anthem a presa rapida e coinvolgente rifforama. Spesso però era la qualità sonora, e quella sensazione generale da “buona la prima”, a dare l’idea di una precarietà del progetto. Ecco allora che più che sulla velocità e sul suono deragliante, Rip This è un lavoro basato sulla costruzione del perfetto inno rock (o meglio hard rock).

Intendiamoci, i due sanno ancora come mollare allegramente calci nei denti, ma lo dimostrano soprattutto quando spingono sull’acceleratore. E’ allora che i Bass Drum Of Death ricordano una versione muscolare dei Black Lips. Oppure dimostrano di aver fatto proprio il segreto di quel garage rock scandinavo (in particolare gli Hives e i Turbonegro), che lo scorso decennio aveva insegnato come mietere consensi senza sacrificare l’impatto frontale.

Altrove si lasciano parlare i riff quadrati e si sconta una certa involuzione nel songwriting (soprattutto rispetto al precedente album), o meglio la sua evoluzione in qualcosa di più quadrato e meno stupefacente (in tutti i sensi).

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