Recensioni

Tornano dopo cinque anni Felix Buxton e Simon Ratcliffe. Difficile per loro come per molti dei gruppi nati alla fine degli anni Novanta misurarsi ancora una volta con il verbo stantìo della house, un colosso monolitico che alterna viaggi su carrozzoni da stadio o buie caverne per pochi iniziati. Il duo di Brixton ha sempre risolto l’eterno dilemma pop vs. underground con un massimalismo onnicomprensivo che stava in piedi grazie a un edonismo e una voglia di fare festa appaganti molteplici palati.
Il nuovo disco mantiene la linea dei precedenti, però dopo qualche minuto si percepisce una patina di già sentito imbarazzante. In Junto i nostri provano a bazzicare cioè su tutti i generi più o meno mainstream per il pubblico del dancefloor, modificandoli con nuances piacione. In particolar modo chi si è stancato dell’EDM e cerca la deep (vedi i suoni della Kompakt degli ultimi tempi o il verbo dei GusGus post-2010) qui troverà pane per i propri denti.
In generale, c’è meno allegria e meno scazzo ibizenco, rispetto ai noughties: non impressioniamoci, quindi, se nel calderone troviamo sia suoni samba (Rock This Road, ma ricordate il singolo Samba Magic della fine dei Novanta, con addirittura l’intervento di DJ Sneak?) che dubstep, voci ’80 femminili mescolate a nerissimi bassi (What’s The News) e funk (Summer Dem). Il tutto viene poi condito dalla solita pletora di stop-and-go e bassi squadrati, che conosciamo a menadito.
Ben prodotto, certo, ma il duo inglese gioca veramente troppo facile e si butta sul caleidoscopio di emozioni per attirare consensi, più che per studiare un prodotto che non passi di moda. Fra quanto ci saremo scordati di questo ennesimo lavoro? Una mezza delusione. Peccato.
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