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7

Bisognerebbe rettificare il glossario musicale così che al posto di “intima ballata strappalacrime” si potesse inserire Barzin, solamente Barzin. Perché sì, con il cantautore canadese abbiamo a che fare sempre con la ricerca della canzone d’amore perfetta, sofferta e straziante.

E il suo terzo album già dal titolo, Notes To An Absent Lover, non fa che confermarlo, non cambiando assolutamente niente rispetto ai due lavori precedenti. E ciò, in questo caso, è senz’ombra di dubbio un merito: la sua sommessa ma suggestiva voce fa esplodere struggenti mondi fatti di carezze, assenze, solitudini, sguardi e intermittenze emozionali, che un attento e mai invasivo impianto sonoro asseconda dolcemente, ora con ricercati saliscendi strumentali ora con uno scarno incedere.

Il suo è un morbido slow core cantautorale, affine a quello dei Dakota Suite, che esce direttamente dal cuore. Insomma, l’estetica dello struggimento amoroso passa sicuramente da qua. Magari non se ne sentirà il bisogno di accederci, ma mai dire mai.

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