Recensioni

Quando un musicista di una band famigerata decide di intraprendere un percorso solista, spesso accade che la sua identità musicale vada a disperdersi nell’oblio della memoria comune, per essere rimpiazzata dalla perifrasi “quello che canta nei”, ed è così che accade anche per Julien Barbagallo, il batterista dei Tame Impala. Nonostante le comuni difficoltà di identificazione, bisogna chiarire che la ricerca sonora di Barbagallo si muove su un sentiero parallelo e in direzione opposta a quello della sua band d’appartenenza, il che fa di lui un artista solista con una dignità propria e indipendente.
In Danse Dans Les Ailleurs del percorso con i Tame Impala resta solamente il pop nella sua versione più semplice, privato di eccessive sperimentazioni elettroniche e infiltrazioni psych. Barbagallo, nel suo secondo lavoro da solista, si allontana dalle atmosfere lisergiche, per disegnare un mondo indipendente in tinte pastello. Rivelatore è quindi l’artwork dell’album, dove il batterista dei Tame Impala impera sovrano in tutto il suo sgargiante personalismo fatto di technicolor. Una produzione più asciutta rispetto ai suoi lavori precedenti si accompagna a un lirismo meno concreto, in grado di abbinarsi perfettamente al mood sognante e vagheggiato legato all’immaginario del paese d’oltrape. L’ immediato senso di spensieratezza e la semplicità compositiva si affiancano a sferzate dolci e malinconiche che si rafforzano e diventano grandi carezze emotive, anche grazie alla scelta dell’uso della lingua francese.
Nonostante la complessiva organicità, Danse Dans Les Allieurs si sviluppa e cambia faccia, passando da un uso massivo di chitarre acustiche che accompagnano melodie molto semplici a un progressivo utilizzo di soluzioni elettroniche. La classica canzone d’autore francese si avvicina al gusto pop inglese/americano: a partire dall’opening track non sono infatti pochi i riferimenti al filone pop-rock in cui si inseriscono band come Shins, Belle and Sebastian e Kings of Convenience (che non a caso hanno lavorato ad alcune tracce dell’album). Lontano dall’avere epifanie assolute da ricordare negli anni a venire, Danse dans les Ailleurs riesce però a scongiurare episodi deprecabili; la sua innocuità si configura come un paio di occhiali da tener su per vedere la vie en rose, o, all’occorrenza, come una palette di acrilici con cui combattere i blue mondays.
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