Recensioni

EP d’esordio per questo quartetto pugliese che non si fa mancare le giuste ascendenze: letterarie (Dos Passos, Alice Munro…), cinematografiche (Terrence Malick), estetiche (il taglio Hopper della copertina) e ovviamente musicali. Narrazioni di fuga sullo sfondo di un’America che è immaginario, sentimento, dimensione. Estensione. Indagate per mezzo di cinque tracce che modulano l’intensità e il passo con la disinvoltura di chi maneggia una calligrafia ben metabolizzata.
Così, se il sapore primario è un folk rock dall’alto tasso emotivo con le radici nei 90s, di stampo Counting Crows se proprio vogliamo spendere un nome, si apprezzano oscillazioni verso le strattonate post-hardcore di un Bob Mould (Have You Ever) oppure l’eleganza stropicciata dei Prefab Sprout (Can’t Tell, così come quella Sorry Again come potrebbero dei Coldplay senza boria), per non tacere del mood espanso di una Chunkie Smile che scomoda la calligrafia del Dave Matthews più dimesso.
Nel mezzo, una Down The River con la malinconia in agguato tra deserto e nuvole caramellate tex mex, e questo è quanto per ciò che riguarda il biglietto da visita di una band da tenere d’occhio.
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