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Dopo lo straordinario successo di Dark a livello internazionale, i due autori tedeschi Baran bo Odar e Jantje Friese hanno potuto firmare un accordo di esclusiva con Netflix, la piattaforma che per prima ha voluto scommettere su di loro, per una serie di nuovi progetti originali da sfornare negli anni successivi. Il primo di questi – che probabilmente rappresenterà la prima parte di una nuova trilogia ricca di misteri, enigmi e rivelazioni affascinanti – è 1899, che fin da subito si presenta come un racconto storico di ampio respiro ambientato alla fine del 19° secolo ma che lentamente svela la sua natura multiforme, che naturalmente fa il paio con una nuova moltitudine di personaggi, come era stato per la creatura precedente.

Anche in questo caso, sarà meglio munirsi di penna e taccuino per appuntare ogni indizio che la sceneggiatura (molto pacata ma con l’avvicendarsi degli episodi in grado di prendere velocità al pari di un treno in corsa) fornirà di volta in volta prima della rivelazione finale (ma non conclusiva) che rimetterà tutto in gioco, pronti per ricominciare nella prossima stagione. Non c’è dubbio che quello orchestrato dai due autori, anche stavolta, è un prodotto vincente e di facile presa per il pubblico generalista, senza per questo dover rinunciare al gusto per la speculazione filosofica e a una certa goduria tutta cerebrale (che già erano il perno principale dei vari snodi in Dark) e soprattutto affinare maggiormente quella sovrastruttura narrativa e psicologica ormai diventata il tratto distintivo di Odar e Friese, la cui penna è sempre più sciolta e abile nel rendere sempre più fluido il confine tra i vari generi cinematografici affrontati nel corso di otto episodi che tengono lo spettatore sotto scacco: si passa, infatti, dal dramma in costume alla satira sociale, dall’horror puro al mystery, passando inevitabilmente alla fantascienza, il vero luogo d’azione (puntellato immancabilmente da quel gusto da soap opera diligentemente spalmato sulle dinamiche tra i protagonisti).

1899
1899, la nave nell’Oceano

Probabilmente, con l’aumento del numero di personaggi si perde in compattezza narrativa, ma questo non si traduce mai in pressappochismo, anzi, le varie storie sono approfondite quanto basta per non trasformare tutti in macchiette senza spessore o stereotipi usurati. A questo contribuisce la bravura del cast, tra tutti Emily Beecham e Aneurin Barnard, così come fa piacere rivedere il buon Andreas Pietschmann (Jonas adulto/lo Straniero di Dark). 1899 comincia così con una prima stagione ricca di suggestioni, indizi e suggerimenti (spesso fuorvianti), per preparare quello che sicuramente sarà un terreno molto più scivoloso e frastagliato nelle prossime che ci attendono (ci aspettiamo almeno una nuova trilogia), insistendo su simboli e rebus da risolvere se si vorrà arrivare al cuore di tutta la vicenda.

Odar e Friese ci hanno abituati a una narrazione solida e una programmazione/progettazione certosina (per questo perdoniamo loro una scelta fin troppo modaiola per quanto riguarda i brani proposti in soundtrack, che chiudono un po’ troppo didascalicamente ciascun episodio), quindi non ci resta che attendere il prosieguo di questa nuova ed entusiasmante avventura.

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