Recensioni

Torna Bang Gang, la creatura del cantautore islandese Bardi Johannsson: per la quarta volta, per l’esattezza, con un disco di pop oscuro e decadente, e i piedi immersi in quella manciata di anni compresi tra la fine degli Ottanta e l’inizio dei Novanta.
The Wolves Are Whispering è un album le cui canzoni attraversano un periodo abbastanza ampio della vita del suo creatore, circa sette anni; eppure i dieci episodi del disco sono perfettamente coesi tra loro, in un amalgama pop tanto sintetico e glaciale quanto affascinante. Le collaborazioni sono molte e vanno da Helen Marnie (Ladytron) a Keren Ann (Lady & Bird) e Jofridur Akadottir (Samaris, Pascal Pinon).
Per definire la musica di Johannsson si potrebbe tranquillamente far riferimento a una terra franca al confine tra ambienti sonori in stile Sigur Rós, Air, Depeche Mode e certo pop/new wave sulla scia di Adorable, The Cure e Simple Minds. Pop datato ed etereo, malinconico, nordico, che spesso ricorre a suoni sintetizzati mischiati alle corde, sample intrecciati ai tasti. Il tasso melodico è molto alto (il super singolo Out Of Horizon e Silent Bite), le ballate superbe (My Special One) e gli arrangiamenti minimali quando c’è bisogno di tratteggiare una travagliata condizione esistenziale (la decadente nenia A Letter Carved In Stone).
Dark side of pop, come il lato oscuro che ognuno di noi nasconde: The Wolves Are Whispering mostra una forte dignità che cammina di fianco a una buona scrittura. Lo straziante finale epico di We Will Never Get Along suona come un risveglio catartico dopo una profonda immersione nell’oscurità, dolce e necessaria, la stessa con cui ci troviamo ad avere a che fare quando facciamo i conti con noi stessi.
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