Recensioni

7.3

Al mondiale brasiliano del 2014 il Belgio era uscito, dopo un percorso altalenante ma già foriero di buone soddisfazioni, ai quarti contro l’Argentina poi finalista: colonna sonora di quei Diavoli Rossi era l’allora chiacchieratissimo Stromae, che ha vissuto una breve stagione di successo anche qua in Italia con alcuni singoli fortemente orecchiabili. La nazionale di Bruxelles in questa coppa del mondo in terra russa sta facendo ancora meglio, attesa dalla sfida in semifinale con i vicini francesi: non si è ripetuto però l’exploit musicale di quattro anni fa, senza alcun brano capace di bissare la portata, anche emotiva, di Ta Fête; questo nonostante il 2018 abbia visto la pubblicazione di 137 Avenue Kaniama, terzo album per Baloji, mc, cantante e cantautore di Ostenda, ma originario della Repubblica Democratica del Congo.

L’identità divisa, sempre in bilico tra Europa e Africa, non è un tratto marginale della poetica di Baloji, che prima di darsi alla musica (e alla poesia) ha vissuto sulla propria pelle i drammi e le turbolenze (marginalizzazione, criminalità, solitudine, ecc…) di chi ha sperimentato una diaspora: nel nuovo album tutto questo e molto altro (per esempio il dolore della separazione forzata dalla madre, ritrovata dopo venticinque anni, proprio all’indirizzo del titolo) trova finalmente piena espressione. 137 Avenue Kaniama non è però un disco così scuro e tormentato come le premesse potrebbero lasciar immaginare: nei quasi ottanta minuti dell’opera la duplice identità di Baloji (belga e congolese o, come lui stesso ama definirsi, congolais d’outre-mer) viene svelata tra poliritmi africani, incursioni nella dance elettronica più immediata ed accessibile, fulminanti intuizioni pop (l’irresistibile L’Hiver Indien – Ghetto Mirador, contenuta, per restare in ambito calcistico, anche nella colonna sonora di FIFA 18).

Se l’apertura del disco (Zombie) è evidentissimo omaggio, appena sporcato con sintetizzatori e drum-machine, al padre di tutto l’afrobeat, il nigeriano Fela Anikulapo Kuti, nello scorrere dei brani si alternano coloratissimo electro-funk etnico (Spotlight, Soleil De Volt, Tropisme – Start-Up) e momenti più teatrali (l’incalzante Passat & Bovary), anche se il meglio è rappresentato dai tre lunghi brani tra recital, rumba congolese e rovente songwriting black: La Dernière Pluie – Inconnu à Cette Adresse, la conclusiva Tanganykaca (dove fanno capolino persino spunti operistici) e soprattutto la splendida e romanticissima Peau de Chagrin – Bleu de Nuit in duetto con la storica voce di Klody Ndongala.

Disco della maturità per un artista quanto mai complesso, poliedrico e sfaccettato, 137 Avenue Kaniama si candida tra le uscite più memorabili ed entusiasmanti di questo 2018: non solo, nel suo affrontare temi tanto difficili quanto attuali (sempre con groove), suona come un antidoto, quasi commovente, a questi tempi cupi di chiusure e intolleranze.

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