Recensioni

Con il quinto disco, il duo di Austin (benché ormai fisicamente separato) prova a cambiare direzione: con calma, com'è nelle loro corde, ma il camerismo dei dischi precedenti qui accoglie variazioni di suono e dinamica dovute ad una paletta strumentale che adesso include anche, tra le altre cose, inserti elettronici, chitarre elettriche, oltre a una maggiore presenza delle percussioni.
Siamo sempre lungo le onde di strumentali sereni, ottimamente prodotti, che fluiscono piacevoli e atmosferici l'uno nell'altro (i due brani iniziali), ma già nel terzo Fake Fealty le dinamiche portano a momenti di grinta ritmica che proseguono anche nella successiva Dived. Archi e piano sono qui come al solito, ma le chitarre effettate richiamano in Jubi certo Metheny anni '80, tracciano etereità in Shore e nel bozzetto Islet (ma anche in Pyrakantha, prima del crescendo con elettronica, steel drum e infine batteria tradizionale), mentre la più strana del lotto, Artifact, giustifica gli accostamenti precedenti al post-rock coi suoi arpeggi da Fripp primi anni '80 (e anche certi controtempi si collocano tra i King Crimson di quel periodo e i suoi dischi con Andy Summers).
Passi avanti, forse ancora da focalizzare del tutto, ma intrapresi con l'eleganza consueta.
Amazon
