Recensioni

Firenze, si sa, è da sempre stata uno dei più ferventi centri culturali italiani. Anche adesso, nell’epoca dello streaming facile, nell’epoca dell’ “io sono un producer, e tu?”, nell’epoca di Ableton, questa simbolica città si presenta ancora come punto di riferimento per un approccio classico all’arte. La somma arte, saremo tutti d’accordo, è quella della musica, e quindi come non accorgersi (se si è italiani) che a Firenze c’è una scena musicale rock/noise/new wave equiparabile a quella di poche altre città del Bel Paese? I nomi si sprecano, TooMuchBlonde, Her, Kill the Nice Guy, Tribuna Ludu, King of the Opera, per non parlare di quelli della gloriosa epoca new wave/alternative rock con band adesso considerate storiche quali Diaframma, Pankow, Litfiba.
In questo panorama così pieno di belle pr(o/e)messe si fanno strada i Bad Apple Sons, con il loro secondo album, My dear no fear, in uscita a marzo a ben quattro anni di distanza dal primo. Quattro anni spesi non solo a provare, produrre, maturare, ma anche a lavorare sul concetto di “scena locale”. Mai come adesso l’associazionismo è importante per emergere, per riuscire a distinguersi e per non restare invischiati in certi meccanismi da cultura di massa, e questo i Bad Apple Sons lo hanno capito, dando vita insieme ad alcuni colleghi ad un collettivo che sulla pagina Facebook della serata di presentazione definiscono così: Chic Paguro è un collettivo artistico che ha origine dai rapporti di collaborazione instaurati nel tempo da alcune realtà dell’underground fiorentino (Bad Apple Sons, Kill The Nice Guys, King of the Opera, Tribuna Ludu e unePassante). Il progetto si propone di veicolare arte e musica senza rinunciare all’intrattenimento.
My Dear No Fear è il risultato dalla collaborazione con Paolo Mauri, storico produttore degli Afterhours e di molti altri gruppi italiani ’80-’90. Le registrazioni si sono svolte in appena due sedute primaverili in un isolato casolare della campagna pisana (West Link Studio), per poi procedere in estate nello studio mobile fiorentino di Paolo Mauri. A rimandarci ai sopracitati Afterhours non è solo la produzione, ma anche l’artwork di copertina, che a colpo d’occhio non può che farci venire in mente quello di Hai paura del buio? Gli anni ’80 regnano sovrani, nonostante sia percepibile un tentativo di distacco e di creazione di una propria identità. Le due track di apertura (Free Neutral Enterprise e Tempest Party) sono una riuscita, seppur meno elegante, citazione rispettivamente del primo Nick Cave e dei Birthday Party, mentre My Dear and Fear e No No ci spingono verso orizzonti post-core (gli Shellac più cattivi). L’attitudine dei Bad Apple Sons è grezza ma ben costruita, a tratti psichedelica, a tratti metal (The Holiest, Cowards), la voce di Clemente Biancalani è il marchio di fabbrica della band, e si presta a diverse interpretazioni: potrebbe, un po’ come per il nostro Capovilla nazionale, infastidire all’estremo o stendere uno stuolo di fan. Le scommesse sono aperte.
Amazon
