Recensioni

Vincitori dell’edizione 2008 del contest di Controradio, i Bad Apple Sons mettono in scena un hard-wave che ha in sé il germe della trasversalità. Un bignami in cui si riconoscono certi Birthday Party virati Jesus Lizard (The Claim), le dissonanze incendiarie dei Korn (Take This Mortal Tea), una new wave evocativa ai confini con la psichedelia (Backroom Facials), claustrofobie industrial in sbornia kraut (Whales Are Watching), i Sonic Youth (Namby Pamby), tribalismi sfilacciati del primo Nick Cave (I’m The Cutter).
La virtù maggiore del combo fiorentino è il saper diluire le specificità di genere in una soluzione credibile e decisamente affascinante, sospesa tra rigore e sciabolate di chitarre elettriche. Con le dinamiche dei Tool a fare l’occhiolino dietro alle profondità oscure e teatrali di questo omonimo esordio e un pugno di ospiti del giro A Buzz Supreme – tra cui Samuel Katarro, Wassilij Kropotkin – a dare il proprio contributo nelle dieci tracce della tracklist.
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