Recensioni

Ormai l’abbiamo capito: Ashanti Mutinta, in arte Backxwash, non è in un piacevole stato mentale. C’è tanta delusione, amarezza, mancanza di autostima, un’accozzaglia devastante di traumi e insicurezze che annerisce tutto, fuori e dentro il corpo dell’artista. Questo lo abbiamo notato sin da subito, dai primi EP, un po’ puerili e improvvisati (parlo di F.R.E.A.KS e BLACK SAILOR MOON, entrambi del 2018), dove una certa dose di rabbia e ribellione verso il mondo già emergeva chiaramente, pur senza direzioni convincenti. Il messaggio però si è evoluto molto rapidamente, è diventato più concreto e reale, minaccioso e avvolgente. I due dischi precedenti, gli acclamati I Lie Here Buried With My Rings And My Dresses e HIS HAPPINESS SHALL COME FIRST EVEN THOUGH WE ARE SUFFERING, cugini esasperati dei dischi firmati Dälek, hanno fatto scuola nel nuovo horrorcore/industrial hip hop, grazie a uno stile estremo, cavernoso e soffocante. La morte come pena infernale ma anche come unico possibile rifugio da una vita insensata e degradante, Dio come figura controversa ma accogliente per certi versi, la società come violento e ottuso oppressore, l’interiorità marcita e vuota, il materialismo che perde ogni suo valore terreno. Il bagaglio di Backxwash è questo, un’estensione della distopia Orwelliana verso un radicato nichilismo autobiografico, senza capire quale delle due condizioni influenzi maggiormente l’altra.
Il nuovo Only Dust Remains ci ha messo tre anni per uscire, simbolo di una progettazione attenta e misurata. Infatti questo non lascia compromessi nella poetica dell’artista, e si presenta come il lavoro più curato, eclettico e accattivante di un ancor giovane carriera. Interessante soprattutto perché alle urla demoniache di Mutinta viene sostituita una voce straziante, lamentosa, quasi agonizzata, molto più triste che arrabbiata. Sembra che se prima la morte era una semplice “fantasticheria” da metallari incazzati col mondo, ora è un elemento più vicino e tangibile, e per questo più angosciante. L’artista prende allora il pieno controllo della console, dando vita a strumentali ben più variegate e meno caotiche che in passato. Sperimenta molto di più e con molta più cura, attinge a fonti disparate e sorprendenti, come l’evanescente psych rock di Stairway To Heaven, il gospel solenne di Only Dust Remains o lo shoegaze traslucido di Dissociation. Alterna minimalismo ipnotico, fatto di loop incantatori, e magniloquenza straripante ma mai disordinata, spesso negli stessi brani (Black Lazarus, Wake Up, Undesirable) creando un climax cinematografico ed epico ad ogni atto in scaletta.
È questo il segreto maggiore: per la prima vera volta Backxwash non ha scritto solo un album dalla forte suggestione estetico-sonora, ma una vera epopea, uno pseudo-concept album incentrato sull’ultimo respiro, fatto di immaginari ricorrenti ed estremamente visuali: un’orchestra funebre che rieccheggia nell’aria (9th Heaven), angeli che salutano e diavoli che ballano (Black Lazarus), personaggi biblici (l’arcangelo Gabriele e il profeta Elia compaiono in History Of Violence). E poi ancora violini, pianoforti, cori saturi di emozioni, chitarre, percussioni cerimoniali ecc… ogni singolo elemento rieccheggia in una totalità che flirta con la perfezione. L’ultima frase delle operazioni, una pesante “Stavo camminando via da me” cantata in coro, sintetizza alla perfezione tutto ciò che la musica di Ashanti Mutinta vuole esprimere.
C’è tanto in questo Only Dust Remains che vale la pena scoprire, tanto da assimilare e apprezzare nella poetica dell’artista e producer zambiano-canadese classe ’91, che qui si costruisce da sola nuove possibilità stilistiche. Così se in passato era brava ma ancora lievemente legata ai modelli dell’industrial più estremo, ora Backxwash fa musica “d’autore”, interpretandola senza vincoli e con libertà assoluta.
Oggi ha scritto un requiem di 40 minuti dall’impareggiabile impatto sonoro, un highlight splendente di questo anno discografico e l’ennesima dimostrazione che l’hip hop di oggi ha ancora tanto da dire. Domani chissà, potrebbe cambiare ancora una volta le carte in tavola.
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