Recensioni

Ricominciare, ripartire, riassumere sembianze, vuol dire anche ricordare da dove si è venuti. Se una strada ti ha portato fino a qui è giusto tornare a giocarsela, tutta. Così i Bachi Da Pietra di Giovanni Succi e Bruno Dorella fanno il punto della loro carriera tornando a cinque anni dall’ultima prova in studio, arricchiti tanto da un percorso, quanto da un nuovo membro, Marcello Batelli, musicista e produttore, in forze già con Non Voglio Che Clara ed ex Teatro Degli Orrori.
Ri-assemblare, quindi, il passato scolpito nella pietra, resettare come dice il titolo dell’album, ma su un percorso fatto di certezze – quelle di una scrittura personale e camaleontica, trascinata da racconti e calembour fonetici, e che sa mescolare forbitezza e slang – e nondimeno di una capacità di sperimentare direzioni, dal blues terroso degli inizi al rock degli ultimi anni. Certo, si è perso qualcosa del buio polveroso e scricchiolante di un tempo e oggi gli insetti vivono più di quadratura, raffinata per carità, ma al contempo più contenuta in una forma pur ben plasmata, ma con cui abbiamo anche troppa confidenza; oramai i ragazzi scavano i sassi come fossero burro e senza nemmeno sporcarsi.
Reset rimette in gioco tutto quanto grazie alla statura di un gruppo rock che sa come utilizzare le innumerevoli direzioni intraprese, anche se qui a risultati alterni: dalla pietrosità di Quarzo dell’ottimo Di che razza siamo noi al buio interiore che gira su sospensioni soul di Umani o Quasi, passando per la sardonica ode al rock dato per morto troppe volte di Il rock è morto – appunto – e al tiro roccioso che oramai conosciamo bene; dall’incalzante uptempo quasi dance di Bestemmio L’universo, che fa il verso ai Suicide ma con le chitarre, all’abrasività un po’ scontata di Pesce Veloce del Baltico, fino alle pesantezze di Necroide con il gran tiro di Insect Resect. Non mancano le fughe in avanti della finale Ciao pubblico, ironico brano che rimanda al Succi solista, veicolato da un gioco linguistico in odore dei Tre Allegri ragazzi Morti della primissima ora; oppure Meriterete, che utilizza il pop per parlare di omologazione rimandando alla tradizione nostrana del teatro canzone, riuscito perfettamente nel concetto ma già digerito nella musicalità e nel senso politico.
E poi ci sono le punte di diamante che guardano al futuro, come Comincia Adesso, il definitivo pezzo rock dei Bachi, che intrepreta il genere in modo assolutamente peculiare, brano che descrive con un linguaggio superbo quella zona liminare in cui fine e inizio di un’esperienza coincidono, esaltandone sia il traumatico senso di perdita che l’ispirazione derivante da una nuova storia da reinventarsi. E nondimeno il forte il tratteggio di Fumo, che scava nei significati sapendo darci una istantanea disarmante dell’appiattimento culturale.
Reset è un disco interessante e di qualità, ma dove non tutto scivola con un’intensità prorompente come ci hanno abituato a fare i Nostri in altre occasioni; arricchito poi da un messaggio politico lodevole e necessario, ma a volte tirato giù in modo un po’ telefonato. Il settaggio del sistema è avviato e gira alla grande, ma bisogna ammettere che per farlo funzionare in questo modo spesso poggia su una rotondità eccessiva e inserti di rock italiano anni ’90 che lo rendono anche nel complesso più prevedibile. Per amor di metafora, si è un po’ disperso il senso del crash inaspettato che ci faceva perdere i punti di riferimento per poi ipnotizzarci completamente. Il rischio è che facendo così, ottime caratteristiche vengano sottoposte a una velocità di assorbimento un po’ troppo rapida. Ovviamente la band già nel disco ci tiene a farci sapere che se ne frega di tutto questo, e ben venga. Dal vivo, comunque, i Bachi spaccheranno come sempre.
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