Recensioni

6.3

Generalmente vengono rubricate all’etichetta j-pop ma in realtà di rassicurante e accondiscendente le BABYMETAL, tosta band giapponese al femminile che contiene nel nome (e nei titoli di ognuno dei primi tre lavori: l’omonimo, Metal Resistance e Metal Galaxy) il genere di riferimento, hanno ben poco. Da dieci anni solcano le scene con la loro miscela di heavy metal dalle reminiscenze doom, death e prog, ma soprattutto pop, e questo The Other One segna, oltre all’entrata discografica del gruppo nel nuovo decennio, lo scongelamento dello stesso sodalizio dopo il criptico annuncio dato a mezzo video dell’”auto-sigillatura” dal mondo in seguito alla pubblicazione dell’album retrospettivo 10 Babymetal Years (2020).

Il duo di Tokyo – nato però come trio formato da Suzuka Nakamoto (SU-METAL), Moa Kikuchi (MOAMETAL) e Yui Mizuno (YUIMETAL), la quale però ha abbandonato cinque anni fa – rientra in quel novero orientale (l’accostamento con i coreani BTS è il più ovvio) di formazioni idol, tipologia di ensemble (ma anche di singoli artisti) formati da adolescenti diventati famosi nel mondo dello spettacolo specialmente per l’aspetto esteriore. Non boy band in senso stretto, ma comunque qualcosa di simile. La formula delle BABYMETAL è birichina: mentre la backing band (il vero fulcro musicale della bottega) si smazza tutta la fatica, loro cantano e ballano in prima fila. C’è molto lavoro dietro, coreografie in primis, e in ogni caso la scrittura dei brani, a base di potente metal da sigle di anime, è appannaggio anche, se non soprattutto, delle tre (ora due) ex ragazzine.

The Other One, definito nel comunicato stampa come il loro primo concept album («ogni canzone rappresenta un tema unico basato su dieci mondi paralleli e separati scoperti dalla band»), è un concentrato di heavy dall’alto tasso tecnico ancorché digeribile. Melodie “caramellose” accompagnano una miscela sonora che spazia dalle tinte cavalleresche dell’opening Metal Kingdom agli avvitamenti progressivi di Mirror Mirror; dalla grandinata elettrica di MAYA alle elucubrazioni tool-iane di Time Wave; dai bagliori arabeggianti di METALIZM alla seducente Monochrome. Un ascolto tutto sommato godibile a patto di non essere troppo esigenti.

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