Recensioni

Quasi trent’anni di musica sulle spalle, polistrumentista, icona della musica indipendente argentina, gran gavetta in terra natia, ora indiscutibilmente primadonna. Il saltimbanco Axel Krygier rispunta col suo quinto lavoro in studio, Hombre de Piedra edito da Crammed discs ed è subito storia a sè. Il concept è ispirato al documentario Le Ciel des Hommes Premiers incentrato su “la cappella Sistina del Paleolitico”, e cioè le Grotte di Lascaux vicino al villaggio di Montignac (Dordogna), nella Francia sud-occidentale, chiuse al pubblico dal 1998.
Presa dunque a pretesto l’origine della vita, l’artista nativo di Buenos Aires si avventura nell’evoluzione della specie, fra astuzie di Hades e fatiche di Sisifo, gioie e dolori di milioni di anni di storia. Definito un devoto del mash up, del caos, un anticonformista, in realtà Krygier propone un sound che è quanto di più lineare si possa percepire. La title track fornisce comodi esempi di mescitura sonora fra ruberie nel B movies, dance e reggae. Seguiamolo passo passo: Lo tendrè Que Adivinar è un bel pezzo dancefloor funk infarcito da inserti francesi, Alcohol si perde fra linee di blues, tango e ritmi, Mosquito sembra un western in levare, l’RnB di Esa Paz è sorretto dal tandem di Maria Ezquiaga, voce persuasiva.
Ci sono poi la psichedelia adamantina di Tiempo Y Tierra e la voce fioca di Axel in Mi Piel De Animal che sragiona fra exotica e natività pellerossa. Odori di electro klezmer e balcanica, fra le strofe bandistiche di Changarin, spassosa e chiassosa. Il dubstep sognante di Invitame, col sax in coda sempre suonato dal Nostro, chiude bene un album che aggiunge molto alla storia dell’artista. Il musicista si gioca il distinto per due tracce poco raccomandabili, proprio perchè al sottoscritto dicono concettualmente poco, e cioè Horror Vacui e Marinerito.
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